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Il clima è un dado truccato

Tags: cambiamenti climatici, dado climatico, eventi estremi, Hansen, negazionisti, ondate di calore, temperatura  |  Data: 20 agosto 2012  | Nessun commento

Il dado climatico

Distinguere tra la naturale variabilità del meteo locale nel breve termine e i cambiamenti del clima globale nel lungo termine resta una delle principali difficoltà nella comprensione del fenomeno del cambiamento climatico per l’opinione pubblica, che diventa talvolta motivo di scetticismo.

Stiamo attraversando un’estate molto calda, forse più calda di quella del 2003. Ma potrebbe seguirne una piuttosto fresca. E qui entra in gioco la difficoltà di comprensione: se le estati, calde e fresche, si intervallano, dov’è questo riscaldamento globale?

Iniziamo a parlare di clima quando prendiamo in considerazione periodi di tempo lunghi, sulla scala di alcuni decenni o centinaia di anni, che si caratterizzano per un trend della variazione media di temperatura (un andamento medio che dalla rivoluzione industriale ad oggi è in evidente ascesa). Il trend presenta per sua natura delle variazioni dalla media, ed è per questo che si comprende il suo andamento solo analizzando un periodo sufficientemente lungo: singole estati più fresche o più calde della media rientrano nel concetto di variabilità climatica.

Ma la scienza parla chiaro: con una temperatura media globale in costante aumento a causa di un clima sempre più caldo, gli estremi climatici stanno diventando sempre più frequenti e intensi. Lo ha confermato il Prof. James Hansen, noto astrofisico e climatologo statunitense, direttore del NASA Goddard Institute for Space Studies, nel nuovissimo articolo “Perception of climate change – Percezione dei cambiamenti climatici”, pubblicato lo scorso 6 Agosto nella importante rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Le ondate di calore estive sono oggi molto più frequenti rispetto a quanto lo fossero nella metà del ventesimo secolo, e sono conseguenza del rapido riscaldamento degli ultimi 30 anni.

 

Il dado climatico

Nel 1988, Hansen aveva usato la metafora del dado climatico. Nel trentennio 1951-1981, le anomalie delle temperature estive rispetto alla media si avvicinavano ad una distribuzione normale (a campana). Il dado climatico, metafora che definiva la probabilità della temperatura estiva, aveva due facce blu (estati fresche), due bianche (estati medie) e due rosse (estati calde): i colori erano quasi equamente distribuiti nelle sei facce, e così la probabilità, sull’arco di un trentennio, di avere estati più fresche o più calde.

Immagine 1 - J. Hansen mostra il dado della sua teoria del 1988

Immagine 1 - J. Hansen mostra il dado della sua teoria del 1988

La recente ricerca del Prof. Hansen ha calcolato le anomalie medie delle temperature dei tre decenni seguenti, comparandole alla temperatura media estiva del periodo 1951-1981 (periodo scelto in quanto relativamente stabile) e ha provato con i dati ricavati da misurazioni effettive ciò che nella ricerca del 1988 aveva previsto con dei modelli previsionali: il dado climatico è oggi un dado truccato. Come effetto del riscaldamento globale, le facce rosse del dado stanno sostituendo parte delle altre. Negli ultimi tre decenni, le deviazioni della temperatura verso caldi estremi occorrono più frequentemente rispetto a quelle verso stagioni fresche, che occupano solo mezza faccia del dado. La faccia bianca è una, quelle rosse sono quattro e la mezza faccia mancante è coperta dal nuovo colore estremo, il rosso scuro, inesistente fino a 50 anni fa, che potrebbe crescere nel prossimo decennio da una frequenza del 10% al 16,7%, coprendo un’intera faccia del dado.

Immagine 2 - I dadi truccati

Nel 1988, Hansen aveva usato la metafora del dado climatico. Nel trentennio 1951-1981, le anomalie delle temperature estive rispetto alla media si avvicinavano ad una distribuzione normale (a campana). Il dado climatico, metafora che definiva la probabilità della temperatura estiva, aveva due facce blu (estati fresche), due bianche (estati medie) e due rosse (estati calde): i colori erano quasi equamente distribuiti nelle sei facce, e così la probabilità, sull’arco di un trentennio, di avere estati più fresche o più calde.

La recente ricerca del Prof. Hansen ha calcolato le anomalie medie delle temperature dei tre decenni seguenti, comparandole alla temperatura media estiva del periodo 1951-1981 (periodo scelto in quanto relativamente stabile) e ha provato con i dati ricavati da misurazioni effettive ciò che nella ricerca del 1988 aveva previsto con dei modelli previsionali: il dado climatico è oggi un dado truccato. Come effetto del riscaldamento globale, le facce rosse del dado stanno sostituendo parte delle altre. Negli ultimi tre decenni, le deviazioni della temperatura verso caldi estremi occorrono più frequentemente rispetto a quelle verso stagioni fresche, che occupano solo mezza faccia del dado. La faccia bianca è una, quelle rosse sono quattro e la mezza faccia mancante è coperta dal nuovo colore estremo, il rosso scuro, inesistente fino a 50 anni fa, che potrebbe crescere nel prossimo decennio da una frequenza del 10% al 16,7%, coprendo un’intera faccia del dado.

Secondo Hansen, il dado oggi è truccato al punto che una persona sensibile e abbastanza anziana da ricordare il clima del 1951-1980 potrebbe riconoscere l’esistenza del riscaldamento globale, soprattutto in estate.

Questo non significa che un’estate il dado non possa ancora cadere con la faccia blu verso l’alto: un’estate fresca rientra nella variabilità climatica e non è, purtroppo, indice di arresto, retrocessione o inesistenza del riscaldamento globale.

Dalla Figura 1 emerge anche che la variabilità climatica è in aumento (la coda della campana sul lato caldo si è allungata, quella sul lato freddo non si è accorciata altrettanto), così come l’estensione dei territori colpiti da misure estreme di variabilità (erano l’1% durante il periodo di riferimento, oggi sono il 10% delle terre emerse).

 

Immagine 3 - Anomalie nelle temperature
Figura 1 – Relazione tra la metafora del dado (i colori blu, bianco, rosso, cui si aggiunge un nuovo colore rosso più intenso) e la curva a campana (distribuzione normale di probabilità). L’asse verticale rappresenta la frequenza di occorrenza delle anomalie delle temperature locali nei mesi di Giugno-Luglio-Agosto (in relazione alla media del 1951-1980) per l’emisfero settentrionale, l’asse orizzontale rappresenta le unità di deviazione standard rispetto alla media del trentennio precedente. Fonte: www.giss.nasa.gov

 

Le responsabilità

Come Hansen afferma nel suo TED talk,  i dati dimostrano che la quantità di energia assorbita dalla luce del sole è maggiore di quella riflessa dal pianeta. La Terra, non essendo in equilibrio energetico, diverrà quindi necessariamente sempre più calda nelle prossime decadi. “I nostri genitori onestamente non sapevano quali sarebbero state le conseguenze del continuo sviluppo e la dipendenza dai combustibili fossili come fonte di energia. Ora possiamo affermare che la scienza l’ha definitivamente chiarito”.

Le ondate di calore estive, con i conseguenti disastri causati da incendi e siccità, fanno parte dei cosiddetti eventi estremi. Se aggiungiamo alla nuova conferma del Prof. Hansen il fatto, ormai convalidato da diverse ricerche (si veda lo scorso post “Abbiamo davvero cambiato il clima”), che i cambiamenti climatici hanno oggi come principale spiegazione causale le emissioni umane di gas serra, è facile giungere alla conclusione che anomalie climatiche sempre più estreme hanno cause antropogeniche. E se l’uomo ne è la causa, è l’uomo che deve agire, al più presto, per arginare il fenomeno.

I mass media, concentrandosi sulla contingenza di ciò che fa notizia, non ci aiutano a ricostruire il percorso in salita delle temperature medie nel lungo termine, rallentando nell’opinione pubblica la percezione dei cambiamenti climatici. E fino a quando l’opinione pubblica avrà ancora dei dubbi sull’entità e sulla responsabilità del riscaldamento globale, è difficile che vengano ben accettate le misure che necessariamente devono essere adottate a livello politico per arginare le emissioni di gas serra.



Maggiori informazioni:

  • Website del NASA Goddard Institute for Space Studies: www.giss.nasa.gov
  • J. Hansen, M. Satoa, and R. Ruedyb, Perception of climate change, PNAS, 2012: http://www.pnas.org/content/early/2012/07/30/1205276109.abstract
  • Animazioni della variazione della temperatura dal sito GISS: http://www.giss.nasa.gov/research/news/20120806/
  • Op-ed del Prof. Hansen, “Climate Change is here”, The Washington Post (4 agosto 2012), http://www.washingtonpost.com/opinions/climate-change-is-here–and-worse-than-we-thought/2012/08/03/6ae604c2-dd90-11e1-8e43-4a3c4375504a_story.html
  • TED Talk del Prof. J. Hansen, “Why I must speak out about climate change”, marzo 2012: http://www.ted.com/talks/james_hansen_why_i_must_speak_out_about_climate_change.html
  • J. Hansen, TEMPESTE, Edizioni Ambiente, 2010: http://www.rickdeckard.net/2012/06/23/tempeste/

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  • Carlo Carraro
    Carlo Carraro

    Direttore dell’International Center for Climate Governance (ICCG), è Rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove è anche professore ordinario di Econometria.

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