Archivi
Blogroll

Foto: Dimitry Kosmov, 2011
Questo post esamina, attraverso una serie di indicatori quantitativi, diverse architetture possibili per le politiche climatiche proposte per il periodo “post-2012” e ne valuta l’efficienza economica, l’efficacia ambientale, le implicazioni e l’applicabilità. Sfortunatamente, le politiche più efficaci sono quelle più costose e più difficili da far rispettare.
Il 2012, anno di conclusione del primo periodo di impegni del protocollo di Kyoto, è arrivato. Siamo ad un punto cruciale per i negoziati internazionali, il principale strumento nelle nostre mani per trovare un accordo sul taglio delle emissioni globali di carbonio.
Le scelte necessarie non saranno facili. I cambiamenti climatici sono un fenomeno di lungo termine: ogni nuova politica dovrebbe fornire un segnale lungimirante e coerente con l’obiettivo ultimo, quello di limitare l’aumento della temperatura. Questo obiettivo richiede un impegno senza precedenti in termini di mobilitazione di investimenti e di risorse in una varietà di settori e potrebbe pertanto incidere negativamente su diverse attività economiche, dalla produzione di alluminio alla gestione del bestiame.
E’ necessario un impegno concertato da parte di tutti gli Stati del mondo. E’ possibile che gli effetti redistributivi delle politiche climatiche possano costituire un incentivo al free-riding, stemperando il rigore dei trattati climatici. I decisori politici coinvolti in questo processo affrontano compiti difficili, dove assegnare priorità è complicato. Un modo per ridimensionare il problema è di riesaminare e valutare i potenziali accordi internazionali in modo integrato, attraverso una serie di indicatori quantitativi che consentono di semplificare almeno in parte questa complessità.
Negli ultimi anni, sono molte le proposte per un accordo post-Kyoto avanzate da studiosi ed esperti di politica. Aldy and Stavins (2007) hanno presentato una collezione delle architetture proposte nell’ambito dell’Harvard Project on International Climate Agreements. In CEPR Discussion Paper 6995 sono valutate alcune di queste proposte con un modello di valutazione integrata e vengono fornite alcune valutazioni che usano un quadro comune e coerente di analisi.
Otto possibili architetture per gli accordi internazionali sul clima post-2012 vengono analizzate e comparate con quattro dimensioni rilevanti: la loro efficacia ambientale, l’efficienza economica, gli effetti ridistributivi e la potenziale applicabilità. Questi indicatori hanno lo scopo di fornire ai responsabili politici un quadro chiaro sulle principali implicazioni di alcune tra le opzioni politiche attualmente sul tavolo dei negoziati. Le otto architetture politiche analizzate e comparate sono illustrate nella Tabella 1.
Tabella 1. Principali caratteristiche delle architetture analizzateGli accordi universali coinvolgono indistintamente tutte le Regioni, mentre gli accordi parziali richiedono la cooperazione di un sottoinsieme di Regioni. Gli accordi internazionali possono richiedere sforzi immediati di abbattimento da parte dei partecipanti oppure possono tenere in considerazione le diverse capacità di abbattimento dei Paesi e consentire una partecipazione incrementale dove alcune Regioni – solitamente le economie in via di transizione – rimandano la loro entrata nell’accordo al verificarsi di alcune condizioni precedentemente concordate.
Un’ulteriore distinzione tra architetture è il tipo di strumento politico adottato. La maggior parte dei sistemi adotta l’approccio cap and trade, ma sono molto adottate anche le tasse sul carbonio e le politiche di sostegno a Ricerca e Sviluppo (R&S).
Sono inoltre utilizzati diversi criteri per l’allocazione dei permessi di emissione: top-down (dal basso verso l’alto), come la parità di emissioni pro-capite o storiche, e all’opposto bottom-up (dall’alto verso il basso), come la riduzione graduale delle emissioni.
Prima di analizzare i risultati delle otto architetture presentate nella tabella, si devono sottolineare due questioni chiave.
In primo luogo, tutte le architetture proposte si concentrano esclusivamente sulla mitigazione della CO2, e non includono altri gas serra.
In secondo luogo, per prevenire i fenomeni del carbon leakage e del free riding, tutte le architetture proposte prevedono che i Paesi si impegnino per lo meno a non superare le proprie emissioni previste nello scenario BAU (Business As Usual, senza l’intervento di politiche climatiche). I Paesi in oggetto sono disposti ad impegnarsi a questo livello minimo, in quanto consente loro di partecipare al mercato dei permessi di emissione, sostenere un abbattimento più economico e ricevere da questo benefici finanziari.
I risultati dell’analisi comparativa sono riassunti nella Tabella 2.
Tabella 2. Architetture degli accordi: i principali risultatiSono evidenti importanti differenze tra i regimi, che mettono in evidenza le molteplici sfaccettature del problema. Emergono alcune indicazioni generali.
Prima di tutto, vi è un evidente trade-off tra efficacia ambientale da un lato (prima colonna) contrapposta ad efficienza economica (seconda colonna) e attuabilità (quarta colonna) dall’altro. In altre parole, maggiore è il costo, maggiore è l’efficacia ambientale dell’architettura delle politiche ambientali e minore è la loro l’applicabilità. Le politiche più ambiziose sono necessariamente più costose.
In secondo luogo, la Tabella 2 dimostra la difficoltà di controllare il riscaldamento globale: nessuno degli schemi proposti può limitare a meno di 2°C l’aumento della temperatura nel 2100 rispetto ai livelli preindustriali. La maggior parte degli schemi porta ad un aumento vicino ai 3°C.
Includere la diminuzione della deforestazione (REDD) ridurrebbe i costi e migliorerebbe quindi l’applicabilità degli accordi futuri, in quanto fornirebbe incentivi addizionali per la partecipazione di alcuni Paesi in via si sviluppo. Questo risultato, derivante dall’inclusione delle emissioni evitate dalla foresta Amazzonica nel mercato del carbonio, sarà probabilmente amplificato dall’estensione di REDD ad altre foreste tropicali come quelle del Congo e dell’Indonesia.
Per quanto riguarda la ridistribuzione dei benefici economici e dei costi dei futuri accordi, tutte le politiche comportano un miglioramento della distribuzione del reddito tra le regioni nel 2100, come misurato dal coefficiente di Gini, con un effetto notevole per le architetture “Climate clubs” e “Graduation”.
Infine, una politica diretta alla cooperazione in R&S per lo sviluppo e l’adozione di tecnologie pulite, ma senza restrizioni o tasse sulle emissioni, avrebbe un effetto positivo sull’attività economica, e sarebbe probabilmente l’unica a portare verso un accordo globale e auto-rinforzante. Tuttavia, avrebbe probabilmente un effetto molto limitato sulla diminuzione della concentrazione di CO2, il che suggerisce che investimenti in R&S possono essere un elemento necessario ma non sufficiente per un accordo sul clima efficace.
Bibliografia



Hai domande o vuoi scrivermi? Trovi il modulo e tutti i recapiti nella pagina dedicata.
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| cookielawinfo-checkbox-advertisement | 1 year | Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category . |
| cookielawinfo-checkbox-analytics | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics". |
| cookielawinfo-checkbox-functional | 11 months | The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional". |
| cookielawinfo-checkbox-necessary | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary". |
| cookielawinfo-checkbox-others | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other. |
| cookielawinfo-checkbox-performance | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance". |
| CookieLawInfoConsent | 1 year | Records the default button state of the corresponding category & the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie. |
| viewed_cookie_policy | 11 months | The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| __utma | 2 years | This cookie is set by Google Analytics and is used to distinguish users and sessions. The cookie is created when the JavaScript library executes and there are no existing __utma cookies. The cookie is updated every time data is sent to Google Analytics. |
| __utmb | 30 minutes | Google Analytics sets this cookie, to determine new sessions/visits. __utmb cookie is created when the JavaScript library executes and there are no existing __utma cookies. It is updated every time data is sent to Google Analytics. |
| __utmc | session | The cookie is set by Google Analytics and is deleted when the user closes the browser. It is used to enable interoperability with urchin.js, which is an older version of Google Analytics and is used in conjunction with the __utmb cookie to determine new sessions/visits. |
| __utmt | 10 minutes | Google Analytics sets this cookie to inhibit request rate. |
| __utmz | 6 months | Google Analytics sets this cookie to store the traffic source or campaign by which the visitor reached the site. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| CONSENT | 2 years | YouTube sets this cookie via embedded youtube-videos and registers anonymous statistical data. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| VISITOR_INFO1_LIVE | 5 months 27 days | A cookie set by YouTube to measure bandwidth that determines whether the user gets the new or old player interface. |
| YSC | session | YSC cookie is set by Youtube and is used to track the views of embedded videos on Youtube pages. |
| yt-remote-connected-devices | never | YouTube sets this cookie to store the video preferences of the user using embedded YouTube video. |
| yt-remote-device-id | never | YouTube sets this cookie to store the video preferences of the user using embedded YouTube video. |
