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Nei 20 anni trascorsi tra Rio e Rio+20, il tema della green economy è passato dal dietro quinte al centro della scena. Il forte aumento della competizione per le risorse scarse e della popolazione (ci si spetta di arrivare a 9 miliardi nel 2050[1]) ci hanno prepotentemente posto di fronte al problema di come poter garantire benessere ed equità rispettando i limiti che il pianeta ci impone.
In un contesto in cui l’aumento della domanda di risorse non accenna a rallentare (la classe media potrebbe contare 3 miliardi di persone in più nei prossimi 20 anni[2]), le aziende hanno un ruolo essenziale nel proporre soluzioni a sfide globali condivise.
In occasione di Rio+20, l’International Chamber of Commerce (ICC – Camera di Commercio Internazionale) ha presentato l’ICC Green Economy Roadmap, una guida per aiutare imprese, decisori politici e società civile a realizzare una transizione verso un’economia verde. ICC è la più grande organizzazione di imprese nel mondo, fondata nel 1919, con centinaia di migliaia di soci in oltre 120 Paesi in ogni settore degli affari privati. La Roadmap è intesa a definire la risposta del settore privato alla priorità politica della Conferenza Rio+20, “Green economy nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell’eradicazione della povertà”, tenendo conto degli sviluppi globali delle politiche sulla crescita in ambito OCSE e G20. Poiché la comunità delle imprese è oggi organizzata in settori e catene del valore, estesi in molti casi a livello globale, è indispensabile un approccio trasversale ai settori e ai Paesi.
Le tre parole chiave della green economy che emergono dalla Roadmap sono innovazione, collaborazione e governance miranti all’integrazione delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (economica, sociale e ambientale). L’innovazione infatti non sempre arriva in modo spontaneo: nuove soluzioni e nuove combinazioni di idee vanno stimolate attraverso il dialogo e la collaborazione tra governi, settore privato e società civile, e la governance ha il compito di creare un contesto adatto e coerente perché gli attori si assumano e rendicontino in modo trasparente le proprie responsabilità.
La Roadmap, strumento utile per comprendere appieno cosa si intende quando si parla di green economy e per integrare la sostenibilità nelle strategie di business e nelle politiche di governo, delinea dieci punti nell’ambito dell’innovazione economica, sociale e ambientale, su cui è necessario lavorare con approcci sia bottom-up che top-down, nel breve e nel lungo termine.
A – Innovazione economica
1. Mercati aperti e competitivi
Per essere reale, la green economy deve essere radicata nei mercati globali e internazionali ed essere resa operativa nei modelli di business e nei bilanci. Le imprese dovrebbero orientarsi verso prodotti e servizi sostenibili, intraprendere un maggior dialogo con gli stakeholder, sviluppare modelli di business innovativi e rinforzare piattaforme di idee per l’innovazione. A livello di governance, è necessario perseguire un campo di gioco globale e rinforzare regole multilaterali al fine di prevenire potenziali distorsioni competitive, eliminare o ridurre le barriere nel commercio di beni e servizi, fornire contesti politici e incentivi stabili, trasparenti e di lungo termine.
2. Contabilità e reporting
Sono necessari indicatori e misure di contabilità e rendicontazione che permettano, nel perseguire la sostenibilità economica, di internalizzare le esternalità. Questo comprende lo sviluppo di misure operative a livello di impresa (bottom-up) in aggiunta a indicatori e sistemi di rendicontazione macro-economici che guardino oltre il PIL (top-down) con un approccio flessibile che tenga conto anche dei costi e dei benefici sociali e ambientali, e che sia in grado di incorporare le nuove conoscenze scientifiche che emergono nel corso del tempo.
3. Finanza e investimenti
Un’economia verde guida l’innovazione e gli investimenti nella direzione dello sviluppo sostenibile. Per farlo, sono necessarie politiche di supporto e quadri regolatori che promuovano decisioni consapevoli negli investimenti sia per gli investitori pubblici che privati. Un’economia verde stimola la domanda di servizi e prodotti innovativi e responsabili ed esige trasparenza. E’ necessario guardare oltre le necessità di breve termine e focalizzarsi sullo sviluppo di un valore condiviso nel lungo termine.
B – Innovazione sociale
4. Consapevolezza
Per muovere verso un’economia verde è necessaria una radicata e diffusa consapevolezza dei problemi e delle opportunità globali a livello economico, sociale e ambientale. Consapevolezza e comprensione sono i prerequisiti necessari a porre priorità e pianificare azioni che richiedono un cambiamento nel dibattito globale. E’ quindi necessario agire sul fronte della comunicazione, della condivisione di conoscenze, della sensibilizzazione e della disseminazione dei risultati della ricerca.
5. Occupazione
L’occupazione è critica per l’economia, per l’ambiente e per lo sviluppo sociale. Nella green economy il lavoro è uno strumento per ridurre disuguaglianze e povertà e per favorire lo sviluppo. Anziché distinguere tra “green jobs” e “brown jobs”, le politiche dovrebbero operare per rinverdire tutti i lavori in ogni settore.
6. Educazione e competenze
L’educazione e la formazione sui temi chiave dello sviluppo sostenibile devono essere supportate da decisioni politiche, dalle università e dalle imprese, al fine di costruire le competenze e la sensibilità necessarie per una crescita verde. Tali competenze saranno in continua evoluzione e dovranno sintonizzarsi man mano sull’evoluzione dell’ambiente e delle conoscenze scientifiche.
C – Innovazione ambientale
7. Efficienza delle risorse e decoupling
Le risorse sono scarse e finite, e come tali devono essere gestite efficientemente: nella green economy si tiene conto del valore economico del capitale naturale e dei servizi ecosistemici. Nel lungo termine, si mira ad aumentare i benefici economici e sociali per raggiungere uno sviluppo sostenibile senza una corrispondente crescita dell’impatto ambientale (decoupling).
8. Approccio del ciclo di vita
Il ciclo di vita di un prodotto inizia con l’estrazione delle materie prime, quello di un servizio con la concettualizzazione e il design. Continua con lo sviluppo, la realizzazione, la distribuzione, il consumo e può terminare con il recupero, il riutilizzo o il riciclo. Ad ogni stadio della vita di un prodotto, servizio, processo o tecnologia, si devono affrontare, oltre a costi e benefici economici, anche le responsabilità che ogni fase comporta verso l’ambiente e la società.
D – Elementi trasversali
9. Politiche e processi decisionali integrati
Un’economia verde richiede un approccio olistico al processo decisionale. Integra e bilancia le politiche con il rispetto delle priorità economiche, sociali e ambientali considerando le conseguenze volute e non volute, che possono risultare in sinergie o barriere, e promuovere o frenare la crescita verde. Di conseguenza, è essenziale rinforzare gli input scientifici alle decisioni politiche e considerare le prospettive dei diversi stakeholder.
10. Governance e partnership
La struttura di governance di un’economia verde deve indurre tutti gli attori a rispettare le proprie responsabilità. Le strutture dei governi a livello locale, regionale, nazionale e globale dovrebbero essere coerenti e interdipendenti e far emergere nuove e varie forme di collaborazione (come partnership pubblico-private, coinvolgimento della catena del valore delle aziende, alleanze con le università e i consumatori).

Figura 1 – Le interdipendenze della green economy
Il cammino è lungo, ma diciamocelo: non stiamo partendo da zero.
Se è necessaria la ricerca di nuove soluzioni, l’implementazione e il miglioramento di quelle già esistenti è altrettanto importante. Per questo motivo, l’ICC propone come allegato alla Roadmap un’analisi delle buone pratiche che possono fungere da esempio virtuoso, primo passo per stimolare l’innovazione e nuove collaborazioni.
Riferimenti:



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