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Fonte: http://mrg.bz/kaoy58
Abbiamo affrontato in un recente post il tema del crollo dei prezzi nel mercato europeo del carbonio. L’EU ETS (Emission Trading Scheme Europeo), introdotto nel 2005 e ora alla sua terza fase (2013-2020), è il primo e più grande sistema di scambio delle quote di emissioni di gas serra ad oggi esistente e costituisce un elemento chiave delle politiche europee dedicate alla mitigazione dei cambiamenti climatici.
Dopo aver raggiunto un picco nel 2008, i prezzi delle emissioni di carbonio nel mercato europeo hanno iniziato a scendere, fino ad arrivare ad un valore inferiore ai 3 euro alla tonnellata di carbonio nel gennaio 2013. Abbiamo spiegato nel post precedente a quali fattori sia legato questo forte calo dei prezzi: emerge tra tutti l’eccesso di permessi sul mercato, dovuto al crollo dei consumi energetici conseguente alla crisi economica, crollo che ha condotto ad un calo della domanda di permessi di emissione.
Tra gli interventi proposti dalla Commissione Europea per sostenere i prezzi del carbonio nel sistema EU-ETS, oltre ad azioni strutturali di lungo termine, vi sono interventi di breve termine, come quello di rimuovere temporaneamente dal mercato alcune delle quote di carbonio in eccesso (900 milioni di tonnellate) attraverso lo spostamento della vendita di una parte di permessi alla fine della terza fase (2019-2020 anziché 2013-2015), senza alterarne il volume complessivo. Tale proposta, che prende il nome di “backloading” , verrà votata dal Parlamento Europeo il prossimo martedì 16 aprile. Nonostante la crescita dei prezzi dei permessi ad oltre 5 euro faccia pensare ad un generale ottimismo sul voto del Parlamento, i pareri sull’utilità di tale intervento restano contrastanti.
Tra i vari interventi sul tema, segnalo il rapporto “You’d better bet on the ETS” (G. Zachmann, Bruegel Policy Brief, 2013/02), in cui il backloading viene definito come un placebo adottato al posto della cura necessaria, i cui benefici nel breve termine saranno superati dai costi nel lungo termine. Poiché non riduce il volume complessivo dei permessi, ma ne posticipa semplicemente l’allocazione, il backloading gioca essenzialmente sulla percezione dei partecipanti al mercato. In termini economici, anche se il prezzo potrà salire nell’immediato, tale misura non sarà sufficiente ad incentivare investimenti in energie rinnovabili e tecnologie pulite nel lungo termine, perché i prezzi scenderanno di nuovo nel momento in cui i permessi saranno reintrodotti.
Inoltre, la credibilità del sistema potrebbe risultare indebolita: “il backloading cerca di dare credibilità ad un sistema violandolo” afferma Zachmann, che individua nella fiducia la chiave del problema e la relativa soluzione. L’ETS deve essere stabilizzato rinforzandone la credibilità di lungo termine, e modificare la legislazione per risolvere un problema in ottica temporanea non è per l’autore la strategia adatta: perché i partecipanti al mercato, che devono decidere su investimenti che avranno un impatto nei prossimi 40 anni e oltre, dovrebbero fidarsi di un segnale di prezzo che può così facilmente essere manipolato?
Per ristabilire la fiducia necessaria nell’EU-ETS, deve essere evidente un impegno politico che garantisca stabilità al sistema. Zachmann propone che la Banca Europea degli Investimenti (BEI) conceda agli investitori un diritto di opzione, ovvero garantisca il prezzo dei permessi attraverso un contratto privato con gli investitori, in cui la banca si impegni a pagare, alla scadenza, la differenza tra l’effettivo prezzo del carbonio e il prezzo pattuito.
Per fare un esempio pratico, dalla figura 1 (fonte: European Energy Exchange) emerge che, fino al 2023 circa, il numero di permessi allocati (ovvero l’offerta, il triangolo arancione) supererà il numero dei permessi richiesti (ovvero la domanda). Se l’obiettivo è che i prezzi raggiungano i 40 euro intorno al 2030, l’EIB potrebbe garantire l’acquisto di un miliardo di permessi al 2030 al prezzo di 40 euro l’uno.

Figura 1 – Sviluppi futuri del mercato UE-ETS (a sinistra, scala in milioni di tonnellate di CO2). Fonte: European Energy Exchange
Con l’adozione di questo meccanismo, l’incertezza normativa diminuirebbe: i partecipanti al mercato capirebbero che è più conveniente per i futuri decisori politici stabilizzare il sistema EU-ETS attraverso misure strutturali piuttosto che permettergli di fallire e costringere la BEI a pagare le imprese assicurate. Riducendo il rischio, si incoraggerebbero così gli investimenti di lungo termine in tecnologie a basse emissioni, che dipendono in modo cruciale dal prezzo del carbonio.
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