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“La ricerca dimostra ora che il funzionamento del Sistema Terra, per come ha sostenuto il benessere della civiltà umana negli ultimi secoli, è a rischio. Senza un’azione urgente, potremmo trovarci di fronte a minacce per acqua, cibo, biodiversità e altre risorse critiche: tali minacce intensificherebbero le crisi economiche, ecologiche e sociali, creando il potenziale per un’emergenza umanitaria su scala globale”.
E’ così, senza mezzi termini, che esordisce la Dichiarazione sullo Stato del Pianeta (State of the Planet Declaration), il documento che conclude la conferenza mondiale del 26-29 Marzo, “Planet Under Pressure”, occasione d’incontro e confronto sullo sviluppo sostenibile per circa 3.000 esperti e decisori politici.
Oltre ai delegati presenti a Londra, 8.000 persone in tutto il mondo hanno preso parte alla conferenza via web e più di un milione sono state raggiunte dai social media. Connettività e tecnologia: l’enorme eco della conferenza è stato permesso dall’efficacia dei mezzi di comunicazione digitali e dalle connessioni e interdipendenze che grazie ad essi si possono instaurare tra gli individui. Esattamente come la soluzione di un problema senza confini, quello dei cambiamenti climatici, non può scaturire che dall’interdipendenza di tutti gli attori coinvolti e dalle tecnologie che si affinano a partire dalla condivisione di conoscenze.
La Dichiarazione sullo Stato del Pianeta sottolinea i concetti di interconnessione e interdipendenza come principi su cui si fondano il Sistema Terra, l’economia e la società e con cui si deve fare i conti quando si parla di governance dei cambiamenti climatici, dove le partnership e gli accordi tra governi, imprese e società civile sono cruciali tanto a livello locale quanto a livello globale.
La ricerca svolge un ruolo fondamentale nel monitoraggio del clima e nell’analisi delle soluzioni; un’informazione ancor più adeguata e pronta da parte degli scienziati faciliterebbe la sfera decisionale ad adottare scelte veloci e aggiornate. Anche a questo livello l’integrazione è essenziale: diversi programmi di ricerca di diverse discipline e aree geografiche devono dialogare tra loro. In occasione della conferenza, una coalizione internazionale di istituti di ricerca, agenzie per la raccolta fondi e organi delle Nazioni Unite ha presentato una nuova piattaforma di coordinamento della ricerca scientifica. “Future Earth – ricerca per la sostenibilità globale” verrà lanciata ufficialmente in Giugno, in occasione della conferenza delle Nazioni Unite Rio+20.
Si sta pericolosamente ritardando un intervento urgente e su larga scala. E’ necessario trasformare rapidamente le conoscenze in azione attraverso una strategia che coinvolga insieme scienza e società, e gli strumenti sono tanti. In vista della conferenza di Rio la Dichiarazione chiede un fondamentale riorientamento e ristrutturazione delle istituzioni nazionali e internazionali per muovere verso una vera governance globale del Pianeta, un impegno concreto verso la proposta di Obiettivi di Sviluppo Sostenibile come obiettivi di Sostenibilità Globale, il riconoscimento dei valori monetari e non monetari dei beni pubblici come gli ecosistemi, la salute e le risorse comuni globali. Sottolinea l’importanza di continuare nella ricerca di nuovi indicatori del benessere, andando oltre l’esclusività della ricchezza monetaria come termometro.
Ricerca, conoscenza, interconnettività, soluzioni. Un percorso ad ostacoli fondamentale da percorrere, come affermano fermamente i 400 studenti rappresentanti dei giovani alla conferenza: “Dove esistono soluzioni, vi chiediamo di adottarle. Se sono già state adottate, vi chiediamo di rafforzarle. Se queste soluzioni affrontano un problema ma ne aggravano altri, vi chiediamo di ripensarle. Dove le soluzioni per problemi ambientali, economici e sociali configgono, ci impegniamo a trovare soluzioni migliori”.
Senza dubbio negli ultimi decenni sono stati fatti progressi nell’affrontare i problemi del cambiamento climatico, della sicurezza energetica e alimentare, della povertà, ma la scala d’azione attuale non è commisurata a tali problemi. La Dichiarazione sullo Stato del Pianeta è un microfono per amplificare questa consapevolezza. Tra due mesi sentiremo il megafono, Rio+20.



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