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Foto: Irish Eyes (2012)
Come piu’ volte detto, i cambiamenti climatici sono ormai riconosciuti come una delle principali sfide globali da affrontare nel presente e nel prossimo futuro. Ciononostante, la concentrazione delle emissioni antropogeniche nell’atmosfera, e con essa il livello medio della temperatura terrestre, continua ad aumentare. Nell’ultimo decennio, nonostante i tanti negoziati e i tanti impegni (a parole), le emissioni di gas ad effetto serra non sono mai tanto cresciute. E i primi effetti visibili cominciano a vedersi.
Accanto alla sfida dei cambiamenti climatici, ve n’e’ tuttavia un’altra, ad essa legata, che la Conferenza Rio+20 ha definito nel suo outcome document “Il futuro che vogliamo” come la più grande sfida globale che il mondo di oggi debba affrontare: l’eradicazione della povertà, un presupposto inevitabile per uno sviluppo sostenibile che faccia a tutti gli effetti della dimensione etica e sociale, e non solo di quella economica, uno dei suoi pilastri.
I Paesi in via di sviluppo sono particolarmente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti del clima, che li affliggono su diversi fronti, a partire dai danni alle risorse naturali, con le loro naturali conseguenze sulla produzione e sulla sicurezza alimentare, per arrivare all’alta esposizione agli eventi estremi.
Uno degli elementi costitutivi della povertà di molti paesi è la povertà energetica, situazione nella quale si trovano oggi circa 2 miliardi di persone nel mondo, numero che si prevede cresca a 3 miliardi entro il 2030, costituito prevalentemente da comunita’ dell’Africa Sub-Sahariana, India, Sud Est Asia. In termini assoluti, la povertà energetica può essere definita come la mancanza di accesso a forme adeguate e affidabili di energia a prezzi sostenibili per soddisfare i bisogni primari degli individui, come mangiare, riscaldare gli ambienti, curarsi e spostarsi.
La riduzione della povertà energetica nei Paesi in via di sviluppo è una condizione necessaria per promuoverne lo sviluppo economico e la dignità sociale. Ad oggi, 1,3 miliardi di persone nel mondo non hanno ancora accesso all’elettricità e 2,7 miliardi di persone utilizzano la biomassa tradizionale come fonte principale di energia. Estendere l’accesso all’energia comprende la necessità di spostare il consumo dalla biomassa a combustibili più efficienti, che riducano l’inquinamento degli ambienti interni e le malattie che ne conseguono, aumentino la produttività e la qualità della vita, e riducano il tempo necessario ogni giorno all’approvvigionamento di fonti energetiche.
E’ evidente il collegamento tra l’abbattimento della povertà energetica e la mitigazione dei cambiamenti climatici, che vedono nelle emissioni da combustibili fossili per la produzione di energia una causa prioritaria. La sfera della governance, dal livello locale a quello internazionale, è tenuta a mirare ad un tipo di sviluppo basato su tecnologie di energia pulita, che possano soddisfare la duplice esigenza di ridurre la povertà energetica limitandone l’impatto sull’ambiente. Recenti studi (ad esempio quello di Tavoni e Shoibal, 2012) dimostrano, inoltre, che garantire a tutti gli individui l’accesso all’energia necessaria a soddisfare i bisogni primari e produttivi, pur non modificando il mix energetico di oggi, produrrebbe solo un limitato aumento delle emissioni di gas serra nei prossimi vent’anni: solo il 10% delle emissioni aggiuntive sarebbero originate dalla porzione di popolazione mondiale che potrebbe avere l’opportunità di uscire dalla propria condizione di povertà energetica, mentre la metà saranno dovute proprio ai Paesi già sviluppati.
Ogni critica alla riduzione della poverta’ energetica basata sul timore di un aumento delle emissioni appare quindi infondata. Il che non toglie che l’uso di fonti rinnovabili debba essere fortemente sostenuto.
Per muovere verso tale direzione, iniziative internazionali e politiche nazionali devono incontrarsi per affrontare la duplice sfida del cambiamento climatico e della povertà energetica. Diversi Paesi emergenti stanno facendo importanti passi avanti nella legislazione climatica, ma altri non hanno risorse e capacità adeguate ad affrontare il problema nel modo necessario. E’ con l’intento di fornire alcuni strumenti utili al pubblico e ai governi dei Paesi in via di sviluppo attraverso lo strumento della formazione a distanza che l’International Center for Climate Governance (ICCG) lancerà la prossima settimana una serie di videolezioni sul tema della povertà energetica.
Questa prima serie, che è parte del programma di formazione promosso da ICCG e dedicato alle istituzioni, affronta il rapporto che esiste tra l’accesso all’energia, la riduzione della povertà e le implicazioni sul clima, partendo dalla definizione del problema, analizzando gli approcci tradizionali di studio, fornendo previsioni sull’accesso alle tecnologie e presentando gli scenari dei prossimi decenni. Le videolezioni sono tenute da esperti internazionalmente riconosciuti, appartenenti ai settori della ricerca o della politica. Una nuova videolezione sarà disponibile sul sito ICCG e sul canale istituzionale Youtube ogni settimana.
Maggiori informazioni:



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