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La scienza parla chiaro. Le trasformazioni imposte dai cambiamenti climatici pongono a profondo rischio gli equilibri sociali, ambientali, economici e politici. Si tratta di un problema trasversale che impatterà soprattutto sulle popolazioni più vulnerabili, le più povere, con meno istruzione, e che incide e inciderà sempre di più nella lotta alla povertà e alla fame, al benessere e alla stessa sopravvivenza (per lo meno per alcuni).
Sono le scelte di oggi a determinare il futuro, vicino e lontano, dei nostri sistemi socio-economici.
“Queste sono le possibilità che abbiamo (cfr. fig.1). Sulla destra, senza impegni di mitigazione addizionali: temperature molto alte, e quindi tutti i conseguenti impatti negativi. A sinistra, sostanziali azioni di mitigazione. Questa è la scelta che dobbiamo fare”. Così, R. K. Pachauri ha concluso domenica 2 novembre 2014 la presentazione alla stampa del Synthesis Report del Quinto Rapporto di Valutazione IPCC.
K. Pachauri, Chair dell’IPCC, ha coordinato la stesura del rapporto di sintesi, ultimo dei 4 volumi che costituiscono il Quinto Rapporto di Valutazione (AR5), la raccolta più completa di sempre sui cambiamenti climatici, i loro impatti e le possibili politiche per affrontarli.

Figura 1 – Gli esiti possibili delle nostre scelte di oggi: temperature terrestri in caso di sostanziali azioni di mitigazione (sinistra) e in caso di assenza di azioni di mitigazione (destra)
In un documento di circa un centinaio di pagine, il Synthesis Report riassume e integra i principali risultati dei contributi all’AR5 dei tre gruppi di lavoro (tre volumi di oltre mille pagine) realizzati negli scorsi 13 mesi, oltre a due recenti rapporti speciali IPCC: Managing the Risks of Extreme Events and Disasters to Advance Climate Change Adaptation (2012) e Renewable Energy Sources and Climate Change Mitigation (2011).
Nulla di nuovo quindi dal punto di vista scientifico rispetto a quanto reso pubblico negli scorsi mesi, ma una visione integrata che evidenzia le interdipendenze delle scienze che affrontano i cambiamenti del clima guardandone le cause, i rischi, gli impatti e gli sviluppi futuri in fatto di mitigazione da una parte e di adattamento dall’altra: un’analisi comparativa che offre valore aggiunto portando all’attenzione dei decisori politici gli elementi cruciali della questione.
Con l’integrazione dei tre rapporti precedenti[1], il filo logico diventa lampante e di più facile comprensione, e anche a vista d’occhio diventano evidenti le cause, gli impatti e l’area necessaria di azione: i cambiamenti osservati nelle temperature del sistema climatico (fig. 2) negli ultimi 150 anni e gli impatti derivanti da tale riscaldamento (il più noto tra gli impatti è l’innalzamento del livello del mare, causato soprattutto dallo scioglimento dei ghiacci continentali, che è stato di 19 cm dal secolo scorso al 2010 – fig.3) sono chiaramente collegati.
Il riscaldamento del Sistema climatico è inequivocabile e, dal 1950, molti dei cambiamenti osservati non hanno precedenti […] L’atmosfera e l’oceano si sono scaldati, la quantità di neve e ghiaccio sono diminuiti e il livello del mare è aumentato.
Cosa collega così inequivocabilmente queste trasformazioni con l’uomo, inteso come causa? Senza spendere tante parole, lasciamo che ci rispondano ancora una volta i grafici del Synthesis Report, dove troviamo lo stesso trend di crescita negli ultimi 150 anni guardando alle concentrazioni globali di gas serra in atmosfera (fig. 4) e alle emissioni di origine umana (fig.5).
L’influenza umana sul sistema climatico è chiara, e le recenti emissioni antropogeniche di gas serra sono le più alte della storia.
Tali emissioni vanno a loro volta di pari passo con lo sviluppo economico e la crescita della popolazione che hanno determinato, a partire dalla rivoluzione industriale e in modo sempre più accentuato, l’incremento nell’utilizzo di combustibili fossili per la produzione di energia, la cementificazione e l’illuminazione e un progressivo degrado delle foreste che solo negli ultimi anni si sta frenando (fig. 5).
Le fonti di tali emissioni sono state individuate per il 35% nel settore energetico, per il 24% nei settori agricoltura, foreste e uso del suolo (area che si è meritata una maggiore attenzione in questo Quinto Assessment Report dell’IPCC rispetto ai precedenti), per il 21% nell’industria, per il 14% nei trasporti e per il 6,4% nel settore immobiliare.
Non entriamo ancora una volta nei dettagli delle evidenze scientifiche e degli impatti presenti e futuri, già descritti in precedenti post[2]. Ma cerchiamo di rispondere a due domande. Le due domande che sorgono più naturali nel momento in cui ci si trova faccia a faccia con un problema. Cosa è necessario fare? E fino a che punto è realistico riuscire ad arrivare? Le risposte a queste due domande sono contenute nel rapporto, seppur soggette ad importanti livelli di incertezza, soprattutto per quanto riguarda il futuro progresso tecnologico.
Per rispondere alla prima domanda, la figura 6 illustra in rosso il percorso che ci aspetta se non agiremo sul fronte della mitigazione dei cambiamenti climatici. Questo percorso, che conduce ad un aumento della temperatura di 3,7-4,8 gradi centigradi a fine secolo (rispetto ai livelli preindustriali) e a conseguenti impatti di dimensioni imprevedibili oggi, non è un’opzione percorribile se vogliamo preservare sistemi socio economici simili a quelli di oggi. I possibili scenari di mitigazione sono diversi, e quello che ci avvicina di più alla possibilità di mantenere l’aumento delle temperature terrestri entro i 2 gradi a fine secolo è il percorso azzurro, che prevede il taglio del 40-70% delle emissioni entro il 2050 e il raggiungimento di emissioni negative al 2100 (emissioni negativi significano capacità di assorbimento di gas serra dall’atmosfera su vasta scala). Questo significa che a fine secolo la capacità di assorbimento dei gas serra, anche grazie a nuove tecnologie dedicate, dovrà superare la quantità di emissioni, che nel frattempo diminuirebbe grazie a politiche per lo sviluppo di fonti rinnovabili e per il miglioramento dell’efficienza energetica. Questo è necessario per mantenere le concentrazioni di gas serra in atmosfera entro i limiti (430-480 ppm CO2-eq) compatibili con il target “2 gradi”.

Figura 6 – La stabilizzazione delle concentrazioni atmosferiche richiede l’allontanamento dal Business as Usual
Il concetto di Carbon Budget ci dà misura delle dimensioni del cambiamento necessario: quanti combustibili fossili possiamo ancora bruciare, quanto a lungo possiamo ignorare o posticipare il problema? Il nostro Carbon Budget, ovvero la quantità di emissioni consentite per garantire una concentrazione di gas serra in atmosfera che consenta di mantenere l’aumento di temperatura entro i due gradi a fine secolo, è in esaurimento. Del budget di carbonio a disposizione (fig. 7), ne abbiamo già usati quasi i due terzi dal 1870 (fig.7).
Questo introduce la risposta alla nostra seconda domanda: fino a che punto è realistico riuscire ad arrivare?
Non possiamo più rimandare: abbiamo poco tempo e poco margine per sbagliare. “E’ tecnicamente realizzabile la transizione verso un’economia a bassa intensità di carbonio” ha affermato Youba Sokona, Co-Chair del Working Group III dell’IPCC. E secondo l’IPCC e’ realizzabile senza eccessivi costi economici: l’impatto negativo di azioni ambiziose di mitigazione sui consumi mondiali sarebbe di appena lo 0,6% annuo (e nei costi non si considerano i potenziali co-benefici che comporterebbe la transizione verso un’economia verde, associati al miglioramento del benessere, della salute e degli stili di vita). Al contrario, ignorare la necessità di investire in azioni di mitigazione comporterebbe crescenti spese di adattamento (e ricostruzione) quando il problema assumerà dimensioni ingestibili.
E’ possibile che queste stime dei costi siano esageratamente ottimistiche, soprattutto nel breve periodo. Ed e’ certo che l’IPCC ha fallito anche nel quinto rapporto nel non considerare come strategia di policy un adeguato mix di misure di mitigazione e di adattamento. Forse nel sesto rapporto si arriverà ad una analisi integrata di impatti, adattamento, mitigazione, danni residuali (loss and damages) tollerabili. Tuttavia, nonostante questi limiti del rapporto IPCC, e’ certo che i cambiamenti climatici sono in corso e che misure di adattamento e mitigazione devono essere rapidamente messe in campo. Adattamento, perche’ gli effetti dei cambiamenti climatici cominciano a farsi sentire, e saranno rilevanti anche se si riuscisse a mantenere (cosa improbabile) l’ incremento della temperatura entro i 2 gradi. Mitigazione, per evitare scenari catastrofici con incrementi della temperatura media sopra i 3 gradi.
Politiche di controllo dei gas serra non solo permetterebbero di limitare le conseguenze dei cambiamenti climatici (limitare, non eliminare, perché molti degli impatti associati ai cambiamenti climatici continueranno per secoli, anche se le emissioni antropogeniche fossero azzerate). Ma sarebbero soprattutto una leva allo sviluppo economico mondiale. Risolverebbero il problema della povertà energetico, della mancanza di istruzione e della bassa produttività agricola nei paesi in via di sviluppo. E darebbero il via ad una nuova rivoluzione tecnologica nei paesi sviluppati. Come spiegano gli autori del terzo gruppo di lavoro nel video qui riproposto (parte della raccolta esaustiva clima2014.it, ottima risorsa divulgativa sulle evidenze del rapporto) l’azione immediata riduce i costi e le sfide da affrontare: ritardare al 2030 diventerebbe molto più oneroso.
Come ogni altro rapporto, la pubblicazione del Synthesis Report affianca al report completo il Summary for Policymakers, approvato parola per parola nel meeting che la scorsa settimana ha riunito a Copenaghen delegati dei governi membri dell’IPCC e gli autori del rapporto. I decisori sono quindi non solo avvertiti dei risultati della ricerca, ma anche coinvolti nella sfida che, attraverso la COP20 di Lima del prossimo mese, condurrà a Parigi per la COP 21 nel 2015, dove ci si attende che i principali paesi al mondo adotteranno impegni ambiziosi e di lungo periodo per far fronte al problema dei cambiamenti climatici.
Riferimenti:
[1] The Physical Science Basis (settembre 2013), Impacts, Adaptation and Vulnerability (marzo 2014), Mitigation of Climate Change (aprile 2014).
[2] E’ ora di agire per il clima. Parola dell’IPCC (sul contributo del Working Group 1), V Rapporto IPCC. Rischi, impatti e uno spazio per le opportunità (sul contributo del Working Group 2)



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