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Qualche anno fa, Christine Ortiz, professore al prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT), ha lasciato il suo posto di direttore della scuola dottorale dell’MIT per creare una nuova università, che non ha ancora un nome (http://www.chronicle.com/article/MIT-Dean-Takes-Leave-to-Start/235121 ). Quando descrive la sua università ideale, non vede “nessuna lezione, nessuna aula, nessun diploma”. Gli studenti non vanno a lezione, ma lavorano su concreti problemi pratici in grandi spazi aperti. Se hanno bisogno di conoscenze, consultano Internet, attraverso piattaforme web dedicate alla formazione, non un docente. I docenti sono dei coach, che guidano gli studenti alla realizzazione di progetti molto operativi, pensati per risolvere i problemi del mondo che verrà. La sua visione è lontana dal modello tradizionale dell’istruzione superiore, ma presto diventerà una realtà: Christine Ortiz ha recentemente annunciato che dovrebbe aprire nei prossimi cinque anni.
Geoff Mulgan di Nesta, un think-tank britannico che promuove innovazione nella formazione (http://www.nesta.org.uk/areas-work/education), prevede la rapida ascesa della formazione “challenge-driven”, ovvero di scuole o università in cui insegnare non è più solo trasferire conoscenze, ma diviene aiutare gli studenti ad affrontare le grandi sfide della nostra società, dall’automazione all’ambiente, dalla povertà alla diffusione della cultura.
Anche in Italia, sta prendendo forma un grande progetto di formazione innovativa. Il campus di H-Farm che sarà completato nel 2020 (https://www.h-farm.com/it/chi-siamo/h-campus) sarà un grande laboratorio di sperimentazione di nuova didattica e di nuova imprenditorialità. Sarà un mix di studenti e startupper unico al mondo, un campus in cui studiare per i lavori del futuro – e creare allo stesso tempo questi lavori – diventerà un processo unico e fortemente integrato. Dove sarà possibile realizzare un percorso formativo diverso, che mescola design ed economia, creatività ed imprenditorialità, fin dagli anni della scuola, per poi proseguire con i corsi universitari e master.
Scuole e università innovative sono nate negli ultimi anni anche in Cile, Finlandia, Cina e Stati Uniti. Adottano tutte un approccio simile, rifiutando i modi tradizionali di insegnare fatti di lezioni, libri di testo, studio in biblioteca, esami. Invece, nella scuola del futuro, gli studenti lavorano su progetti in team, cercano di risolvere problemi, sviluppano innovazioni. Le aziende spesso sponsorizzano i progetti e mettono a disposizione loro manager che lavorano in aula con gli studenti. I corsi combinano studi umanistici, economia e scienze. Stimolano la creatività, elemento essenziale, sinergico alla conoscenza.
Una nuova scuola non è soltanto un bellissimo progetto di professori e manager lungimiranti. E’ anche un’esigenza sentita dagli studenti stessi, che non vogliono più sedersi in sale da 500 posti ad ascoltare un docente per due ore. Circa il 96% dei 27.000 studenti intervistati lo scorso anno da Zogby, un’azienda che fa ricerche di mercato (https://www.zogbyanalytics.com/ ), ha dichiarato ad esempio di volere che le università promuovano un ambiente imprenditoriale, sul modello di quanto viene fatto in H-Farm.
Un altro interessante esempio è l’ Olin College, un’università di ingegneria a Needham, Massachusetts, che adotta un modello simile a quello sopra descritto. Durante i quattro anni, gli studenti completano 20-25 progetti. Spendono circa quattro quinti del loro tempo in team e combinano idee da discipline diverse, come la biologia e la storia, come nel caso di un corso intitolato “Sei microbi che hanno cambiato il mondo”. Richard Miller, presidente di Olin College, sostiene che la formazione attraverso progetti rafforza l’assimilazione delle conoscenze, che non viene dimenticata dopo l’esame, e la capacità di comunicazione. La Scuola Indiana di Design e Innovazione a Mumbai, l’Università di Tecnologia e Design di Singapore e l’Università di Pohang, in Corea del Sud, stanno utilizzando un simile modello di insegnamento.
La scuola del futuro si basa molto anche sulla tecnologia. Molte scuole utilizzano “l’apprendimento flipped“, per cui gli studenti imparano le basi attraverso corsi online o piattaforme web e vengono alla scuola o all’università per lavorare sui progetti loro proposti sotto la guida del docente. E sono fortemente collegate col mondo delle imprese. Gli studenti della Design Factory della Aalto University, vicino a Helsinki (http://www.aalto.fi/en/), lavorano per e con aziende come Kone, Airbus e Philips. Se un’idea è buona, possono trasformarla in una nuova impresa presso l’adiacente “startup sauna“, un incubatore gestito dagli studenti della Aalto University. Alla Hyper Island (https://www.hyperisland.com/ ), una scuola nata vicino a Stoccolma, che ha sedi anche a Londra, Singapore, San Paolo e New York, i master in media digitali sono realizzati in collaborazione con IBM e IDEO, una società di design di Palo Alto (www.ideo.com/eu ) e i progetti degli studenti venduti ad aziende come Saatchi & Saatchi, Google e Sony.
Queste nuove scuole e università sono spesso costose. Alla Olin, ad esempio, il costo per studente è 61.125 dollari. E’ un costo dovuto soprattutto al basso rapporto tra studenti e docenti, in modo da avere classi poco numerose e quindi rendere l’apprendimento più coinvolgente ed interessante. Costi elevati possono rendere queste scuole elitarie. La soluzione sta nel trovare sistemi di finanziamento agevolato o borse di studio da offrire agli studenti, per permettere a tutti di poter beneficiare dei nuovi metodi didattici. La Olin è forse un caso eccezionale, essendo nata grazie alla donazione di 460 milioni di dollari da parte della Fondazione Franklin W. Olin, ma anche in H-Farm si sta lavorando nella stessa direzione, grazie alla HforHuman Foundation, che è stata creata proprio per raccogliere borse di studio per gli studenti delle scuole. O ad H-abacus, una società cha aiuta gli studenti nell’ottenere prestiti a condizioni agevolate in modo che il costo degli studi sia ripagato solo dopo aver trovato un buon lavoro.
C’è infine un altro elemento distintivo del progetto formativo della scuola del futuro. E’ oramai evidente che per riuscire nella società di oggi, per saper stare al tempo dei rapidi cambiamenti che la caratterizzano, per poter contribuire ai processi di innovazione, è necessario sviluppare un pensiero critico e una vasta serie di “competenze trasversali”, da affiancare alle conoscenze specialistiche sulle quali ognuno di noi ha scelto o sceglierà di formarsi. E’ quindi necessario che la scuola formi persone e cittadini prima ancora che studenti modello, persone che sappiano agire mettendo in sinergia la mente, la volontà e le emozioni, persone in cui competenza e creatività, tecnica e umanesimo, sensibilità e visione, si integrino appieno.
Insegnare è sempre stato un lavoro importante e difficile. Talvolta poco riconosciuto, ma sempre decisivo per il successo di una regione o di un paese. Insegnare nel modo migliore possibile, con gli strumenti migliori a nostra disposizione, è quindi un tassello fondamentale nel percorso di crescita della nostra società e della nostra economia. Oggi la tecnologia sta cambiando il modo di insegnare e i contenuti stessi dell’insegnamento. Saper cogliere questo importante cambiamento ed utilizzarlo al meglio è un compito in cui sono coinvolti in tanti: da chi sviluppa questi nuovi strumenti, agli insegnanti che li interpretano nel corso delle loro lezioni, agli studenti che ne possono trarre grandi benefici. E’ fondamentale che il cambiamento della formazione diventi una delle priorità delle politiche pubbliche e delle strategie aziendali.
[Photo by Tim Gouw on Unsplash]



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