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Le aziende all’avanguardia lo sanno: investire sulla sostenibilita monitorando i propri impatti e contributi si traduce per l’organizzazione in un miglior controllo e gestione delle performance e in una riduzione dei costi vivi e dei rischi aziendali. “Tra i compiti principali di un imprenditore vi è quello di minimizzare il rischio d’impresa, un rischio che è condizionato dai cambiamenti climatici e lo sarà nel futuro in misura sempre più rilevante” ha affermato Chiara Mio, professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, in occasione del seminario ICCG “Responsabilità Sociale d’Impresa: aziende, impatto ambientale e trasparenza”, tenutosi lo scorso 17 giugno 2013.
Tali sforzi, quando comunicati in modo adeguato, rappresentano inoltre un presupposto per migliorare l’attrattività dell’impresa nei confronti dei suoi stakeholder e possono costituire un importante tassello del suo vantaggio competitivo. Proprio per questo motivo è fondamentale per le imprese e le organizzazioni agire in un’ottica di lungo termine prendendo coscienza delle sfide che i cambiamenti del clima impongono e preparandosi ad affrontarli in modo adeguato e resiliente.
Si tratta di interventi che, per essere sostenibili e realizzabili, necessitano di un’integrazione di impegni da parte dei settori pubblico e privato. Il contesto mondiale conferma come la crucialità della Responsabilità Sociale d’Impresa in campo ambientale venga progressivamente colta dal mondo della politica: in tutto il mondo governi e autorità di regolazione del mercato stanno realizzando politiche a sostegno della trasparenza aziendale in materia di sostenibilità. Il Summit mondiale di Rio+20 (2012) ha riconosciuto nell’articolo 47 dell’outcome document “The Future we want”, l’importanza del reporting di sostenibilità e l’Unione Europea sta oggi lavorando ad una regolamentazione del tema per tutte le grandi imprese europee.
In un mercato globale è necessario condividere concetti, linguaggi e standard, per garantire una comunicazione trasparente delle performance delle diverse organizzazioni e consentirne la comparabilità. Le linee guida più utilizzate al mondo e ricosciute a livello internazionale per la rendicontazione di sostenibilità sono realizzate dalla Global Reporting Initiative (GRI), un’organizzazione internazionale con sede ad Amsterdam e uffici in Brasile, USA, Sud Africa, India, Cina e Australia, con la mission di fare della rendicontazione di sostenibilità una pratica comune. La rendicontazione di sostenibilità consiste nella misurazione e comunicazione agli stakeholder interni ed esterni degli impatti e delle performance di sostenibilità (relative alla sfera ambientale, quella economica e quella sociale).
Afferma Pietro Bertazzi, senior Manager di Global Reporting Initiative, in un’intervista a ICCG: “Lo scorso maggio, GRI ha annunciato la quarta edizione delle proprie linee guida in una conferenza globale tenutasi ad Amsterdam che ha riunito più di 1.600 delegati da più di 80 Paesi. Questa nuova edizione fornisce alle aziende una modalità più robusta, ma allo stesso tempo semplice ed efficace di rendicontare il proprio impatto e performance di sostenibilità, focalizzandosi sulle informazioni più importanti, cosiddette “materiali””. Tra le importanti novità di questa nuova edizione delle linee guida (G4) emergono degli indicatori specifici per la rendicontazione delle emissioni di gas climalteranti e sui rischi e opportunità che l’azienda ha in materia di cambiamenti climatici.
Oggi, il 95% delle aziende di maggiori dimensioni al mondo fa rendicontazione di sostenibilità. In termini assoluti, sono pero’ ancora poche le aziende che utilizzano questa forma di rendicontazione, sebbene sia in crescita il trend delle Piccole e Medie Imprese che utilizzano le linee guida proposte da GRI, forti del fatto che la trasparenza nell’ambito della Responsabilità Sociale d’Impresa consente loro una serie di benefici, tra cui un più agevole accesso al mercato internazionale e a nuove catene di fornitura. Ma soprattutto dei forti progressi organizzativi che permettono importanti riduzioni di costo. Senza contare l’aspetto motivazionale, più difficile da quantificare, ma che permette di creare maggior coesione tra il personale dell’azienda e maggior produttività.
Per incentivare questa tendenza è fondamentale il ruolo dei governi, che attraverso incentivi e forme di regolamentazione hanno la responsabilità di spingere verso una forma di mercato più trasparente, che premia gli attori più concretamente responsabili verso l’ambiente, il clima e la società, in un circolo virtuoso che apre la strada a quello che chiamiamo sviluppo sostenibile.
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