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“Come presidente, come padre e come americano io sono qui per dire: dobbiamo agire […] ed è per questo che oggi annuncio un nuovo piano nazionale di azione per il clima”.
Il tanto atteso discorso di Barak Obama alla Georgetown University, tenutosi lo scorso martedì 25 giugno, non ha deluso. Il Presidente degli Stati Uniti ha spaziato dall’introduzione del problema e dei suoi impatti alla presentazione delle possibili azioni per contenerlo, in un discorso introduttivo dall’eccezionale chiarezza divulgativa che si è guadagnato da parte del Nobel per la Pace Al Gore la definizione di “miglior discorso sui cambiamenti climatici mai tenuto da un presidente”.
Il nuovo piano di Obama si inserisce tra gli interventi dell’Amministrazione che, come affermava il Presidente in febbraio nel discorso annuale sullo Stato dell’Unione, hanno già permesso agli USA di raggiungere alcuni risultati sul fronte della mitigazione dei cambiamenti climatici, come il raddoppio dell’elettricità generata dal solare e dall’eolico. Lo scorso anno, le emissioni americane di anidride carbonica del settore energetico sono state le più basse degli ultimi due decenni.
Sono tre i pilastri del nuovo programma di Obama per il clima:
1. Tagliare le emissioni di carbonio in America
L’impegno per decarbonizzare il Paese parte dall’introduzione, da parte dell’Environmental Protection Agency (EPA), di nuovi standard di emissioni stringenti per le centrali elettriche (origine di circa il 40% delle emissioni di carbonio americane): “Limitiamo le quantità di sostanze tossiche come il mercurio, lo zolfo, l’arsenico nella nostra aria e nella nostra acqua, ma le centrali elettriche possono ancora scaricare liberamente una quantità illimitata di anidride carbonica nell’aria” ha detto il Presidente, che nel suo discorso ha chiesto al Congresso di porre fine alle agevolazioni fiscali per le grandi compagnie petrolifere e di investire in energia pulita. Il piano annunciato martedì prevede infatti un ulteriore raddoppio di energia verde e un importante intervento di efficienza energetica, da realizzare attraverso l’introduzione di nuovi standard per elettrodomestici ed edifici come è stato fatto nel settore automobilistico, dove si prevede che entro la metà del prossimo decennio le automobili e i camion percorreranno il doppio della distanza a parità di carburante.
2. Preparare gli Stati Uniti agli impatti dei cambiamenti climatici
Agire sul fronte della mitigazione dei cambiamenti climatici è indispensabile ma, seguendo la metafora di Obama, è come toccare i freni di un’automobile: ci vuole del tempo prima di fermarla e poter innescare la retromarcia. Il secondo punto del piano è dunque dedicato all’adattamento: si tratta di azioni per prepararsi agli impatti che, come provato dal recente intensificarsi degli eventi estremi, in certe misure non sono più evitabili. Gli interventi previsti dal piano comprendono la rimozione di barrierie o politiche che ostacolano investimenti locali per la resilienza; la creazione di ospedali sostenibili e resilienti attraverso partenariati pubblico-privati; l’aiuto alle comunità, anche agricole, a prepararsi a siccità e incendi; la fornitura di strumenti e conoscenze per reagire ai futuri eventi estremi, come uragani e inondazioni, o ad altri impatti climatici.
3. Guidare gli sforzi internazionali per combattere i cambiamenti climatici e per prepararsi ai loro impatti
La sfida posta dai cambiamenti climatici non può essere affrontata unilateralmente. L’America sembrerebbe finalmente voler giocare un ruolo da protagonista nella definizione di una soluzione globale attraverso le negoziazioni internazionali, trainando l’impegno degli altri Paesi a ridurre le emissioni e a prepararsi agli impatti. Su questo punto, il piano prevede l’impegno di rinforzare le iniziative di impegno internazionale, incluse le iniziative bilaterali con la Cina, l’India e gli altri principali emettitori: “la mia Amministrazione raddoppierà gli sforzi per coinvolgere i nostri partner internazionali a raggiungere un nuovo accordo globale per ridurre l’inquinamento di carbonio attraverso azioni concrete”.
Gli Stati Uniti, che vantano emissioni pro-capite di CO2 doppie rispetto a quelle dei cittadini europei e che dal 1990 hanno aumentato le loro emissioni dell’8%, a fronte di una riduzione del 18% da parte dell’Europa, sono una fondamentale pedina nella partita contro i cambiamenti del clima: una partita in cui tutti i Paesi, nessuno escluso, stanno dalla stessa parte della scacchiera. Il discorso di Obama, che ha fatto velocemente il giro del mondo, è un’importante iniezione di fiducia in un cambiamento che finalmente passa anche in America dalle parole ai fatti. Come ha affermato la Commissaria Europea per l’Azione sul Clima, Connie Hedegaard, si tratta di un buon inizio. Ma dobbiamo, tutti, fare di più.
Maggiori informazioni:
Obama: se il Congresso non agirà per il clima, lo farò io, post su questo blog, 15 febbraio 2013: https://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/obama-se-il-congresso-non-agira-per-il-clima-lo-faro-io/



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