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“Chiamatemi scettico convertito. Tre anni fa, avevo identificato dei problemi nei precedenti studi sul clima che mi portavano a mettere in dubbio la stessa esistenza del riscaldamento globale. Lo scorso anno, dopo un intenso sforzo di ricerca che coinvolse dozzine di scienziati, conclusi che il cambiamento climatico è reale, e che le precedenti stime sull’entità del riscaldamento erano corrette. Ora sto andando un passo oltre. Gli uomini ne sono quasi interamente la causa”. Così Richard Muller, professore di fisica all’Università della California, Berkley, inaugura il suo articolo op-ed pubblicato lo scorso 28 luglio sul New York Times. I risultati della sua ricerca, condotta nell’ambito del progetto triennale BEST (Berkley Earth Surface Temperature project), sono stati resi pubblici questa settimana, dimostrando che la superficie terrestre si è riscaldata in media di 1.5°C negli ultimi 250 anni (di cui 0.9°C nell’ultimo mezzo secolo) e che la corrispondenza tra l’aumento della temperatura e quello della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera rappresenta ad oggi la principale spiegazione dei cambiamenti climatici, che sarebbero così da attribuire in gran parte a fattori antropogenici.
L’indipendenza della ricerca è garantita non solo dall’iniziale scetticismo del fondatore del progetto, ma anche dalla provenienza dei finanziamenti, ricavati da diverse risorse, tra cui la Bill Gates Foundation e la Charles G Koch Charitable Foundation, nota quest’ultima per aver finanziato in altre occasioni ricerche che mettevano in dubbio l’esistenza dei cambiamenti climatici o, per lo meno, l’influenza dell’uomo su di essi.
L’analisi condotta in BEST considera dati a partire dal 1753, di un secolo più antichi rispetto a quelli delle precedenti ricerche, e analizza le registrazioni provenienti da un numero di stazioni circa 5 volte maggiore, per verificare se il mondo si stia veramente riscaldando e se le cause siano davvero da attribuire all’uomo.
Il progetto si è concentrato proprio sulle principali obiezioni che gli scettici sollevavano alle passate metodologie di ricerca, dal contributo del riscaldamento urbano (sono stati usati solo i dati delle campagne), alla scarsa qualità delle stazioni meteo (sono state analizzate separatamente stazioni buone e stazioni povere), fino all’intervento umano sui dati (che sono stati trattati in modo esclusivamente automatizzato). Il risultato, presentato in cinque rapporti scientifici, è che nessuno di questi fattori ha influito sulle conclusioni della ricerca.
Come evidenziato nella Figura 1, improvvisi crolli della temperatura tra il 1750 e il 1850 corrispondono a note eruzioni vulcaniche: le grosse eruzioni diffondono infatti nell’atmosfera particolato, che riflette la luce del sole provocando un raffreddamento della superficie terrestre per alcuni anni. Le rapide ma brevi (decennali) variazioni della temperatura sono probabilmente dovute a cambiamenti nelle correnti degli oceani, come El Niño e la corrente del Golfo. E’ stato invece riscontrato come irrilevante il contributo della variabilità solare sul riscaldamento globale, elemento che finora era considerato come possibile fattore di influenza delle variazioni delle temperature antecedenti il 1956 (IPCC, Fourth Assessment Report, 2007).
Molti dei cambiamenti nella temperatura della superficie terrestre possono essere dunque spiegati da una combinazione dell’attività vulcanica e delle emissioni umane di gas serra. Altri fattori cui normalmente gli scettici del clima si appigliano non sembrano invece impattare sull’andamento della temperatura.

Figura 1- La temperatura della superficie terrestre, ricavata da 36.000 stazioni di misurazione nel mondo.
L’aumento graduale ma sistematico di 1.5°C è spiegato dalle misurazioni della concentrazione di anidride carbonica, rilevata da campioni atmosferici e dall’aria intrappolata nei ghiacci polari. La correlazione dei dati non prova scientificamente il rapporto causale tra aumento di concentrazione di anidride carbonica e riscaldamento globale, ma una corrispondenza così forte ne rende il gas serra il principale candidato. “Per essere considerata seriamente, ogni altra spiegazione alternativa deve dimostrare, con i dati, di avere una correlazione forte almeno quanto quella della CO2”, ha affermato Muller.
La notizia della conversione del Prof. Muller ha scatenato il web, in particolare i social network e innumerevoli blog e riviste di settore (tra quelli italiani, hanno ripreso la notizia greenreport.it, blojecko.it, effettoterra.it, gaianews.it, panoramascienza.it).
Nonostante la ricerca sia stata condotta da un professore antiallarmista che, nel diffondere la notizia, continua a ritenere che “Uno scienziato ha il dovere di essere adeguatamente scettico”, quei negazionisti rimasti tali dopo simili evidenze sono immediatamente scattati alla ricerca di motivazioni che appoggiassero la propria posizione: interessante il commento a proposito di T. Chivers, sul The Telegraph. Cercare conferma delle proprie idee di fronte all’evidenza è un meccanismo umano. Chissà di quali altre verità c’è bisogno per vincere le distorsioni cognitive degli scettici del clima, che sono ostacolo al progredire della sostenibilità.
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