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Garantire opportunità di sviluppo economico preservando il benessere delle generazioni future è senza dubbio tra le più importanti questioni che i governi di oggi devono affrontare.
Da vent’anni a questa parte, è crescente la consapevolezza che il Prodotto Interno Lordo non è un indice esaustivo per valutare il benessere: limitandosi ad una valutazione economica, non tiene conto di tutti gli elementi che determinano il progresso e la sostenibilità di un Paese.
Sotto l’etichetta di Beyond GDP (Oltre il PIL), sono stati avanzati diversi progetti da parte di organismi internazionali, ONG e istituti di ricerca, che hanno dato luce a numerosi indici con l’intento di trovare nuove modalità per misurare la sostenibilità del progresso, al fine di guidare in modo più completo le decisioni politiche[1] verso un’economia verde. Il tema ha inoltre guadagnato un grande interesse pubblico soprattutto a seguito dei lavori della Commissione Fitoussi-Sen-Stiglitz (2009), nominata dal presidente Sarkozy per evidenziare i limiti del PIL come misura di sviluppo e per cogliere quali siano le principali determinanti del progresso delle nazioni.
FEEM Sustainability Index
In questo contesto, la Fondazione Eni Enrico Mattei ha presentato nel 2009 e aggiornato metodologicamente nel 2011 il suo Indice di Sostenibilità, il FEEM Sustainability Index (FEEM SI).
Se la maggior parte degli indici si focalizza su un particolare aspetto della sostenibilità (per esempio l’Environmental Sustainability Index (ESI) sul tema ambientale e l’Indice di sviluppo umano (HDI) sull’ambito sociale), FEEM SI ne sintetizza tutti e tre i pilastri: economico, sociale e ambientale. E’ inoltre il primo indice aggregato in grado di confrontare la sostenibilità non solo tra Paesi, ma anche nel tempo, fino al 2020, date specifiche assunzioni sulla crescita mondiale.
La realizzazione dell’indice nell’ambito di un modello dinamico-ricorsivo di equilibrio economico generale consente di tenere conto delle interrelazioni fra 40 Paesi/Macro-regioni del mondo e di analizzare l’effetto sulla sostenibilità di future politiche sociali ed ambientali, quali ad esempio i futuri accordi sul clima a livello internazionale.
FEEM SI è composto da diciannove indicatori riconosciuti internazionalmente e aggregati secondo i tre pilastri della sostenibilità. La componente economica affianca al PIL altre misure quali l’indebitamento pubblico, la posizione sui mercati internazionali e l’investimento in ricerca e sviluppo; il pilastro sociale misura lo stato dei sistemi di welfare in termini di salute e istruzione, e considera alcuni indicatori di povertà quali la rilevanza della spesa alimentare sul bilancio delle famiglie e l’accesso all’elettricità; infine, il pilastro ambientale fornisce indicazioni sull’entità delle emissioni di gas serra, sull’efficienza energetica, sull’utilizzo di energie rinnovabili e sulla perdita di biodiversità.
Tali indicatori, normalizzati (ossia ricondotti ad una stessa unità di misura) e aggregati con una metodologia che tiene conto delle valutazioni di soggetti esperti, consentono di assegnare un valore tra 0 e 1 alla sostenibilità di ciascuno Stato o Macro-regione.

I principali risultati
Come emerge dalla Figura 1, nel 2011 l’Europa si è rivelata la regione più sostenibile, trainata dai Paesi Scandinavi. L’Italia si trova al 25° posto, seguita in Europa solo da Polonia e Grecia, penalizzata dalla componente economica (per l’alto livello di debito pubblico e il disavanzo nella bilancia commerciale) e ambientale (per il limitato apporto delle energie rinnovabili nel mix energetico nazionale).
Nonostante il loro PIL crescente, Cina ed India occupano gli ultimi posti della classifica, l’una prevalentemente a causa delle scarse performance ambientali, l’altra delle scarse performance sociali. In generale, le economie avanzate mostrano un livello soddisfacente di sostenibilità, mentre i Paesi in via di sviluppo sono caratterizzati da economie poco sostenibili.
A livello mondiale, sono stati considerati tre scenari caratterizzati dall’introduzione di specifiche politiche e confrontati con uno scenario di base (in cui non vengono applicate politiche dedicate alla sostenibilità):
Pur gravando sul pilastro economico a causa del costo delle politiche, tutti e tre gli scenari consentirebbero nel 2020 un miglioramento della sostenibilità a livello mondiale. Il terzo scenario, oltre a garantire una maggiore sostenibilità, porterebbe anche ad un aumento del PIL, realizzando una strategia win-win.
Dall’Indice di sostenibilità FEEM emerge dunque l’importanza di implementare congiuntamente politiche ambientali e sociali, secondo lo scenario “Sviluppo Sostenibile”, per risollevare le prospettive di sostenibilità mondiale e per favorire una crescita sostenibile con una particolare attenzione ai Paesi in via di sviluppo.
I risultati del progetto sono consultabili su un sito interattivo che offre agli utenti la possibilità di analizzare il valore del FEEM SI e dei tre pilastri che lo compongono per ogni Paese, nel periodo 2005-2020; inoltre, è possibile confrontare il valore dell’indice in diversi scenari e comprendere quali politiche potrebbero contribuire maggiormente alla sostenibilità futura.
[1]Necessità recentemente espressa anche nell’articolo 38 di “The future we want”, outcome document della Conferenza Rio+20
Maggiori informazioni:



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