Archivi
Blogroll
La crescita della popolazione e del benessere a livello mondiale è il principale motore dell’aumento di emissioni di gas ad effetto serra, e lo sarà negli anni a venire, malgrado l’enorme sviluppo di tecnologie piu’ efficienti dal punto di vista energetico. Come oramai dimostrato, l’anidride carbonica e gli altri gas serra (come metano, ossido di azoto, esafluoruro di zolfo, idrofluorocarburi, perfluorocarburi1) giocano un ruolo significativo nel riscaldamento del pianeta. Un’azione globale coordinata per la riduzione delle emissioni antropogeniche di questi gas in atmosfera è quindi sempre più urgente. Le poco incoraggianti previsioni che si ottengono dai diversi modelli economici sviluppati allo scopo di prevedere l’andamento futuro delle emissioni di gas ad effetto serra non fanno che sottolineare questa urgenza.
Nonostante le previsioni sottendano dosi significative di incertezza (che dipendono da premesse come il tasso atteso di crescita del PIL e della popolazione, i costi e la disponibilità di tecnologie pulite e di assorbimento delle emissioni, la disponibilità di combustibili fossili, eccetera …), se non si agisce presto attraverso adeguate politiche di controllo delle emissioni, la loro intensificazione indurrà un pericoloso aumento della temperatura media globale. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC, 2007), in assenza di significative azioni di mitigazione, la temperatura atmosferica globale andrebbe incontro, entro la fine del secolo, ad un aumento probabile (“likely2”) tra i 2,4°C e i 6,4°C rispetto ai livelli preindustriali. Studi più recenti prevedono un riscaldamento ancora maggiore3.
Con l’Accordo di Copenhagen (COP15) si e’ affermata la necessità e l’impegno di contenere le emissioni di gas ad effetto serra ad un livello che consenta di non eccedere un aumento di temperatura di 2°C alla fine del secolo, al fine di contenere gli effetti irreversibili dei cambiamenti climatici. Tale impegno, ripreso a Cancun (COP16), corrisponderebbe a stabilizzare le concentrazioni atmosferiche di gas ad effetto serra poco sopra dei livelli attuali (circa 450 ppm CO2-equivalente4 mentre oggi siamo a 390 ppm). E’ tuttavia irrealistico pensare che le emissioni possano azzerarsi o quasi in modo immediato e mantenere quindi la concentrazione di gas serra ai livelli attuali, considerando l’inerzia che caratterizza il sistema energetico e climatico. L’unica possibilità di rispettare questo impegno dipende dallo sviluppo futuro e su larga scala di tecnologie che rimuovano grandi quantità di gas serra già presenti in atmosfera5, i cui potenziali effetti sull’ambiente non sono ancora del tutto chiari.
Anche in occasione della conferenza Rio+20 del giugno scorso si è espressa con amarezza la consapevolezza di un allontanamento dall’obiettivo che ci si era comunemente posti. Nell’articolo 190 del documento The future we want si afferma infatti: “Prendiamo atto con grande preoccupazione del forte divario fra l’effetto complessivo degli impegni di mitigazione da parte dei soggetti in termini di emissioni annue globali di gas serra entro il 2020 e l’andamento delle emissione aggregate in rapporto alla possibilità di contenere il probabile aumento della temperatura media globale sotto dei 2°C o 1,5°C al di sopra dei livelli preindustriali”.

Figura 1 - Relazione tra obiettivi di concentrazioe di CO2-eq e concentrazioni previste in assenza di azioni di mitigazione. Fonte: EMF-22 (Clarke and others, 2009)
E’ sempre più urgente e necessaria una collaborazione internazionale e globale.
Anche il meno ambizioso obiettivo di 550 ppm (che corrisponderebbe ad un aumento medio della temperatura di circa 2,9°C) sarebbe tecnicamente fuori mano se si ritardassero a dopo il 2030 azioni di mitigazione da parte di tutti i Paesi.
I costi associati ad ogni obiettivo di stabilizzazione delle concentrazioni di gas ad effetto serra aumentano rapidamente con il ritardarsi di un’azione di controllo globale delle emissioni, specialmente se il ritardo riguarda i Paesi emergenti, che stanno installando per la prima volta una larga porzione del proprio capitale energetico. I costi aggiuntivi associati all’azione ritardata saranno sempre più sostanziosi per obiettivi di riduzione più stringenti, fino a far diventare questi ultimi irraggiungibili. Se dunque gli obiettivi più stringenti, seppur auspicabili, possono risultare fuori portata, perseguire obiettivi meno severi di riduzione dei gas serra con azioni nel breve termine può ridurre sostanzialmente la probabilità di raggiungere innalzamenti di temperature estremi.
Al fine di ridurre i costi e distribuirli equamente, si dovrebbero affrontare separatamente le questioni di dove ridurre le emissioni e di come finanziarne i costi.
La risposta alla prima questione è che la mitigazione delle emissioni dovrebbe essere intrapresa dove essa è più conveniente. Per quanto riguarda l’equità della distribuzione dei costi, sono necessari meccanismi di accordo che prevedano trasferimenti di risorse da parte dei Paesi sviluppati a favore di coloro che hanno meno possibilità di sopportare questi costi. Negoziare un tale regime di trasferimento di risorse è probabilmente uno degli aspetti più problematici del raggiungimento di un accordo nei negoziati internazionali, ma potrebbe essere raggiunto imponendo uno stesso prezzo globale alle emissioni di gas serra attraverso un sistema di tassazione del carbonio o un mercatoglobale dei permessi di emissioni, trasversale a tutti i Paesi e a tutti i settori economici. Dare un prezzo al carbonio indurrebbe la riduzione delle emissioni nei settori dove questa è più economica, stimolando l’innovazione sia sul fronte dell’efficienza energetica che delle risorse energetiche alternative.
Nonostante le incertezze, si può stimare che una tassa globale sul carbonio intorno ai 20 dollari americani a tonnellata nel 2020, che cresca ad un tasso tra il 3 e il 5% all’anno, possa consentire la stabilizzazione della concentrazione dei gas ad effetto serra a 650 ppm, che corrisponderebbe a mantenere il riscaldamento medio previsto a circa3,6 °C. Se l’obiettivo fosse quello di mantenere la concentrazione di gas serra a 550 ppm, o la media del riscaldamento sotto i 3°C, sarebbe necessaria una tassa di partenza di circa il doppio. Maggiori dettagli e approfondimenti possono essere reperiti in Valentina Bosetti, Sergey Paltsev, John Reilly, Carlo Carraro, Emissions Pricing to Stabilize Global Climate, FEEM Note di lavoro 2011.080.
Le incertezze sull’andamento delle emissioni, su quello della temperatura e sugli effetti che il riscaldamento avrà sul pianeta rendono ancora più urgente impostare un’architettura politica in grado di agire per la riduzione delle emissioni di gas serra nel breve termine, allo stesso tempo senza trascurare le azioni di adattamento che si rendono necessarie per affrontare i cambiamenti e gli impatti dei cambiamenti climatici oramai in corso.
Note:
1 Gas regolamentati nell’ambito del Protocollo di Kyoto
2 Nella terminologia standard IPCC, il termine “Likely” viene utilizzato per indicare una probabilità sopra media (66%) che si verifichi un fenomeno
3 Il Massachusetts Institute of Technology ( Sokolov et al., 2009) prevede un riscaldamento al 2100 tra il 3,8 °C e 7 °C; Prinn and others (2011) lo stima tra i 4,5 °C e i 7°C ppm= parti per milione; CO2-equivalente (o CO2-eq): la quantità di emissioni di tutti i gas serra equiparate, negli effetti di riscaldamento della Terra, all’anidride carbonica (CO2) secondo tabelle di conversione
4 ppm= parti per milione; CO2-equivalente (o CO2-eq): la quantità di emissioni di tutti i gas serra equiparate, negli effetti di riscaldamento della Terra, all’anidride carbonica (CO2) secondo tabelle di conversione
5 Per approfondire, si veda il precedente post: “L’improbabile obiettivo dei 2°C”: https://www.carlocarraro.org/argomenti/politiche-climatiche/limprobabile-obiettivo-dei-2c/
Riferimenti:



Hai domande o vuoi scrivermi? Trovi il modulo e tutti i recapiti nella pagina dedicata.
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| cookielawinfo-checkbox-advertisement | 1 year | Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category . |
| cookielawinfo-checkbox-analytics | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics". |
| cookielawinfo-checkbox-functional | 11 months | The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional". |
| cookielawinfo-checkbox-necessary | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary". |
| cookielawinfo-checkbox-others | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other. |
| cookielawinfo-checkbox-performance | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance". |
| CookieLawInfoConsent | 1 year | Records the default button state of the corresponding category & the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie. |
| viewed_cookie_policy | 11 months | The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| __utma | 2 years | This cookie is set by Google Analytics and is used to distinguish users and sessions. The cookie is created when the JavaScript library executes and there are no existing __utma cookies. The cookie is updated every time data is sent to Google Analytics. |
| __utmb | 30 minutes | Google Analytics sets this cookie, to determine new sessions/visits. __utmb cookie is created when the JavaScript library executes and there are no existing __utma cookies. It is updated every time data is sent to Google Analytics. |
| __utmc | session | The cookie is set by Google Analytics and is deleted when the user closes the browser. It is used to enable interoperability with urchin.js, which is an older version of Google Analytics and is used in conjunction with the __utmb cookie to determine new sessions/visits. |
| __utmt | 10 minutes | Google Analytics sets this cookie to inhibit request rate. |
| __utmz | 6 months | Google Analytics sets this cookie to store the traffic source or campaign by which the visitor reached the site. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| CONSENT | 2 years | YouTube sets this cookie via embedded youtube-videos and registers anonymous statistical data. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| VISITOR_INFO1_LIVE | 5 months 27 days | A cookie set by YouTube to measure bandwidth that determines whether the user gets the new or old player interface. |
| YSC | session | YSC cookie is set by Youtube and is used to track the views of embedded videos on Youtube pages. |
| yt-remote-connected-devices | never | YouTube sets this cookie to store the video preferences of the user using embedded YouTube video. |
| yt-remote-device-id | never | YouTube sets this cookie to store the video preferences of the user using embedded YouTube video. |
