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La Banca Mondiale ha presentato la scorsa settimana Seoul, in occasione del Global Green Growth Summit 2012, il suo rapporto “Inclusive green growth: the pathway to sustainable development – Crescita verde inclusiva: il percorso verso lo sviluppo sostenibile”, input alla conferenza delle Nazioni Unite Rio+20 del prossimo Giugno.
Il summit di questi giorni (10-11 Maggio) a Seoul, ospitato per la seconda volta dal Governo della Repubblica Coreana e dal Global Green Growth Institute (GGGI) in collaborazione con l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e l’UNEP (United Nations Environment Programme), è stata occasione, per esperti e decisori politici provenienti da tutto il mondo, di discutere nel concreto come la cooperazione internazionale possa essere rafforzata per supportare i Paesi a perseguire crescita e strategie economiche sostenibili.
“Sono stati fatti grandi passi nell’assistenza sanitaria e sociale dal Summit di Rio del 1992, ma troppo spesso il progresso ha portato al degrado ambientale e all’esaurimento delle risorse” ha detto a Seoul Rachel Kyte, Vice presidente per lo Sviluppo Sostenibile della Banca Mondiale, in occasione della presentazione del rapporto. “Le decisioni prese oggi impegneranno i Paesi in modelli di crescita che saranno o non saranno sostenibili in futuro. Devono essere fatti grandi sforzi perché città e strade, imprese e industrie siano progettate e regolamentate in modo da innalzare gli standard di qualità della vita, sfruttando allo stesso tempo in modo efficiente il capitale naturale, umano e finanziario”.
Oggi 1,3 miliardi di persone non hanno accesso all’elettricità, 2,6 miliardi ai servizi sanitari e 900 milioni all’acqua potabile. La Banca Mondiale, che fonda la sua ragion d’essere nel “ridurre la povertà e favorire lo sviluppo”, con il report “Inclusive Green Growth: the pathway to sustainable development” vuole indicare un’unica strada possibile per portare i Paesi in via di sviluppo al livello di prosperità cui aspirano, rispettando l’imperativo globale di agire per un ambiente migliore. La strada maestra è quella di pensare e adottare con urgenza politiche di crescita inclusive.
E’ necessario, efficiente e conveniente rendere la crescita più “verde”.

Figura1. Le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile
L’attuale modello di sviluppo non solo è insostenibile, ma è anche inefficiente, in quanto non attribuisce valore (se non in casi d’eccezione) alle risorse finite e ai servizi ecosistemici, e di conseguenza non ne incentiva un utilizzo razionale.
Le tre dimensioni della sostenibilità (economica, sociale, ambientale), oltre ad essere compatibili, sono in una certa misura complementari. La crescita economica favorisce il benessere sociale, che a sua volta rinvigorisce la crescita. Ma negli ultimi due secoli la crescita economica ha agito a discapito dell’ambiente, e le conseguenze del degrado ambientale stanno oggi minacciando sia le prospettive future che i traguardi raggiunti nel benessere sociale ed economico.
Per cambiare questa situazione, è necessaria una crescita verde che sia inclusiva: una crescita che rispetti le necessità di sviluppo delle regioni più povere e che nello stesso tempo sia efficiente nell’uso delle risorse naturali, che minimizzi l’inquinamento e gli impatti ambientali, che sia resiliente.
Tale sviluppo deve focalizzarsi su politiche e investimenti da realizzare nei prossimi 5-10 anni.
E’ necessario abbandonare la falsa credenza che lo sviluppo sostenibile sia un lusso che si possono permettere solo i Paesi più ricchi, convinzione che giustifica i Paesi in via di sviluppo ad occuparsi per il momento della sola crescita economica, rimandando il problema ambientale. Ritardare nell’applicazione di politiche orientate ad una crescita inclusiva significa fossilizzarsi in percorsi insostenibili, rinunciare ai benefici immediati e di lungo termine che ne possono derivare, aumentare i costi per un’azione ritardata e aumentare il rischio di incorrere in conseguenze irreversibili. Tuttavia, perché sia conveniente, il cambiamento deve essere graduale e non repentino, e ciò è possibile solo se si iniziano a muovere oggi i primi passi.
I principali ostacoli ad uno sviluppo inclusivo e sostenibile sono barriere politiche, inerzie di comportamento e mancanza di strumenti finanziari. Il progresso richiede quindi soluzioni multidisciplinari che fondino psicologia sociale, economia e scienze politiche.
Si devono combinare incentivi economici con educazione, sensibilizzazione e tecniche di comunicazione che aumentino la consapevolezza diffusa del problema e modifichino la percezione delle priorità, degli atteggiamenti e dei comportamenti socialmente approvati. Le persone tendono a non riuscire a valutare in modo equilibrato il valore di una perdita di oggi rispetto ad un guadagno di domani e, generalmente, una perdita viene percepita come più impattante di un corrispondente guadagno. Di conseguenza, si tende a considerare il costo di una politica ambientale come una perdita, senza valutare in modo appropriato il danno ambientale evitato.
L’inerzia innata per il mantenimento dello status quo è all’origine della tendenza a ritardare la presa di decisioni nei confronti di problemi complessi, come il cambiamento climatico. Questa e altre consapevolezze provenienti da discipline diverse dall’economia e dalla politica possono aiutare a costruire degli strumenti di intervento che, presentati in modo appropriato, incontrino il favore, e non lo scetticismo o la contrapposizione, dei cittadini.
La crescita sostenibile non è statica e non è legata ad un unico modello di sviluppo. Le strategie variano di Paese in Paese, riflettono il contesto, le risorse e le preferenze locali. Tutti i Paesi, ricchi e poveri, hanno da tempo l’opportunità di rendere più verde la propria crescita senza rallentarla attraverso diversi strumenti politici, dalle tasse ambientali alle regolamentazioni. Ma oggi l’innovazione tecnologica offre nuovi e fondamentali modi per farlo con maggiore facilità. Sono auspicabili appropriati strumenti di finanziamento del settore privato e dei governi locali e nazionali per incentivare gli investimenti sostenibili che non offrono un ritorno nel brevissimo termine.
La crescita verde non è intrinsecamente inclusiva, ma può essere progettata per esserlo. Le politiche di crescita sostenibile devono essere attentamente costruite per massimizzare i benefici e minimizzare i costi, in particolare durante la transizione e in particolare per i Paesi più vulnerabili. Significa agire con politiche che massimizzino i benefici locali nel breve termine, come la sicurezza, la creazione di posti di lavoro, la produttività, la diminuzione della povertà. Sono inoltre necessari nuovi indicatori, diversi dal PIL nazionale, per misurare anche la crescita verde e determinare la sua sostenibilità nel lungo termine, non solo la crescita economica nel breve.
L’impulso della Banca Mondiale alla conferenza di Rio+20 è quello di agire sul sistema economico attuale aggiustando i fallimenti del mercato, internalizzando le esternalità, dando un prezzo alle risorse scarse, riducendo i sussidi inappropriati, attribuendo gli opportuni diritti di proprietà, migliorando la governance e influenzando i comportamenti.
E fare tutto ciò perché conviene a tutti.



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