Archivi
Blogroll
Che il clima sia cambiato e stia cambiando è sotto gli occhi di tutti. Il termometro della temperatura media globale segna valori in crescita da oramai più di cent’anni e gli impatti del clima che cambia stanno diventando concreta realtà. Osserviamo con sempre maggior frequenza eventi estremi come gli uragani negli Stati Uniti e nelle Filippine, la siccità in Iraq, in California o in Brasile, le piogge intense e disastrose in Francia o in Italia. Non si tratta di eventi sorprendenti o mai accaduti, ma il cambiamento
climatico li ha trasformati da eventi rari a situazioni da affrontare quasi con regolarità.
E i danni sono sotto gli occhi di tutti. L’uragano Sandy, in poche ore, distrusse nel 2012 il 9% del PIL dello stato del New Jersey e il 4,5% del PIL dello stato di New York. Peggio di una crisi economica durata cinque anni. Oppure basta pensare agli enormi danni alle produzioni agricole nel sud degli Stati Uniti, o in Russia, o nell’Africa Sub-Sahariana, generati da lunghi periodi di siccità. O alla perdita della superficie dei ghiacci dell’Artico, in soli dieci anni ridottasi del 75%. Alla fine della scorsa estate, rimaneva un quarto del ghiaccio che solo dieci anni prima copriva la calotta artica.
Quali sono le origini del cambiamento climatico? Quali sono le sue conseguenze, quelle che già osserviamo e quelle a cui ci dovremo adattare? Siamo ancora in grado di controllare i cambiamenti climatici in corso, almeno parzialmente? E cosa si potrebbe fare, in tempi rapidi e senza penalizzare troppo la nostra crescita economica? È solo sull’innovazione tecnologica che dobbiamo puntare? In che modo affrontare il cambiamento climatico può aiutarci a migliorare i sistemi economici per renderli più sostenibili ed inclusivi, per ridurre lo spreco di risorse e le disuguaglianze?
Questo libro risponde a queste domande in modo semplice e diretto, cercando di guidare il lettore verso
la consapevolezza che il cambiamento climatico è il più importante dei problemi economici a cui dobbiamo far fronte. Più della disoccupazione e delle crisi monetarie. Più della recessione e della sostenibilità dei nostri sistemi pensionistici. Il più importante dei problemi economici, non un problema ambientale. Ciò che il cambiamento climatico minaccia non sono soltanto gli ecosistemi terrestri o le barriere coralline, ma soprattutto la stabilità dei nostri sistemi economici, il benessere delle future generazioni, la loro stessa esistenza in vita in alcune regioni del mondo. La consapevolezza che il cambiamento climatico non è (solo) un problema ambientale spiana la via ad un successivo passo logico: è solo attraverso una decisa azione a livello economico, nuove strategie di investimento nel settore energetico, nuove politiche infrastrutturali e un nuovo modello di sviluppo sostenibile che si può affrontare il cambiamento climatico in corso. Sapendo che una visione catastrofista certamente non aiuta. Siamo di fronte a grandi rischi per la popolazione umana su questo pianeta. E di fronte ad un grande rischio, qualsiasi persona ragionevole, da un lato, modifica i propri comportamenti, diventa più prudente ed evita azioni che rendano quel rischio più probabile, dall’altro, si assicura e costruisce una rete di protezione nel caso in cui quel rischio si concretizzi in un evento catastrofico.
Ciò di cui abbiamo bisogno è una grande azione collettiva – non basta una singola impresa o un singolo Paese – che imiti il comportamento di una qualsiasi persona ragionevole. Da un lato, è necessario cambiare i nostri comportamenti di consumo e i nostri sistemi produttivi, in particolare in campo energetico, per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, principale causa del cambiamento climatico.
Dall’altro, dobbiamo costruire quelle infrastrutture e sviluppare quelle tecnologie che ci difenderanno dagli impatti dei cambiamenti del clima.
Le conseguenze del clima che cambia rappresentano sicuramente un problema ambientale e sociale, ma costituiscono soprattutto una fondamentale questione economica, che pervade ogni possibile decisione di governi, istituzioni e imprese. Controllare il clima che cambia significa orientare oggi, con urgenza, investimenti per uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Non servono molte spese aggiuntive: serve soprattutto ridirezionare quelle già messe in piano, in modo che tengano conto della minaccia del cambiamento climatico.
A livello mondiale, circa 1,5 trilioni di dollari sono investiti ogni anno per garantire/aumentare l’offerta energetica (circa la metà destinati a sostituire impianti esistenti). A questi si sommano altri circa 4 trilioni di dollari investiti in infrastrutture urbane, in agricoltura e gestione del suolo e delle foreste. Sarebbe sufficiente che imprese e governi spendessero meglio, con maggior attenzione agli impatti
futuri delle loro scelte, questi 5–6 trilioni di dollari all’anno.
Si può dimostrare che investire in modo da controllare il cambiamento climatico è economicamente conveniente rispetto alle spese che dovremmo sostenere se, ignorando o rimandando il problema, ci dovessimo trovare, tra non più di qualche decennio, in un mondo più pericoloso, con danni da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e dalle risorse naturali sempre più scarse.
Quello dei cambiamenti climatici non è più un argomento di nicchia, racchiuso tra le pareti della comunità scientifica che ne studia le cause e ne prevede gli impatti. Sta diventando una preoccupazione comune. La sensibilità al tema è sempre più diffusa ed è sintomo e allo stesso tempo origine di nuovi modi di comunicare il clima che cambia, le rivoluzioni globali che dovremo affrontare e le possibili vie per farlo al meglio.
Il libro “Il clima che cambia. Non solo un problema ambientale” (C. Carraro, A. Mazzai), edito da Il Mulino, vuole essere un ponte tra la ricerca scientifica e il pubblico, i giovani a cui importa del loro futuro e i meno giovani che con decisioni responsabili devono lasciare alle future generazioni un mondo migliore.



Hai domande o vuoi scrivermi? Trovi il modulo e tutti i recapiti nella pagina dedicata.
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| cookielawinfo-checkbox-advertisement | 1 year | Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category . |
| cookielawinfo-checkbox-analytics | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics". |
| cookielawinfo-checkbox-functional | 11 months | The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional". |
| cookielawinfo-checkbox-necessary | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary". |
| cookielawinfo-checkbox-others | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other. |
| cookielawinfo-checkbox-performance | 11 months | This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance". |
| CookieLawInfoConsent | 1 year | Records the default button state of the corresponding category & the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie. |
| viewed_cookie_policy | 11 months | The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| __utma | 2 years | This cookie is set by Google Analytics and is used to distinguish users and sessions. The cookie is created when the JavaScript library executes and there are no existing __utma cookies. The cookie is updated every time data is sent to Google Analytics. |
| __utmb | 30 minutes | Google Analytics sets this cookie, to determine new sessions/visits. __utmb cookie is created when the JavaScript library executes and there are no existing __utma cookies. It is updated every time data is sent to Google Analytics. |
| __utmc | session | The cookie is set by Google Analytics and is deleted when the user closes the browser. It is used to enable interoperability with urchin.js, which is an older version of Google Analytics and is used in conjunction with the __utmb cookie to determine new sessions/visits. |
| __utmt | 10 minutes | Google Analytics sets this cookie to inhibit request rate. |
| __utmz | 6 months | Google Analytics sets this cookie to store the traffic source or campaign by which the visitor reached the site. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| CONSENT | 2 years | YouTube sets this cookie via embedded youtube-videos and registers anonymous statistical data. |
| Cookie | Durata | Descrizione |
|---|---|---|
| VISITOR_INFO1_LIVE | 5 months 27 days | A cookie set by YouTube to measure bandwidth that determines whether the user gets the new or old player interface. |
| YSC | session | YSC cookie is set by Youtube and is used to track the views of embedded videos on Youtube pages. |
| yt-remote-connected-devices | never | YouTube sets this cookie to store the video preferences of the user using embedded YouTube video. |
| yt-remote-device-id | never | YouTube sets this cookie to store the video preferences of the user using embedded YouTube video. |
