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Il cambiamento climatico è più rapido del previsto. In questi ultimi anni abbiamo avuto un’accelerazione degli effetti dell’incremento della temperatura globale. Molti dati climatici hanno raggiunto dei punti di rottura, o ci si tanno avvicinando molto più velocemente di quanto si pensasse. Lo scioglimento dei ghiacci polari e della Groenlandia sta procedendo con una rapidità inattesa fino a qualche anno fa, con conseguenze rilevanti sul livello dei mari, sulle città e infrastrutture di molte zone costiere, sulle migrazioni che la perdita di zone costiere genererà.
L’incremento di temperatura sta riducendo le risorse idriche e la produzione agricola molto più rapidamente del previsto, con l’estensione delle zone aride, fenomeni di urbanizzazione, migrazioni interne (la Banca Mondiale stima in 143 milioni i migranti interni al 2050) che poi diventeranno migrazioni internazionali. E non basterà chiudere i porti per fermarle.
Basta guardare a quello che sta succedendo sul lago Turkana o sul lago Ciad, dove la produzione agricola si è drasticamente ridotta a causa del prosciugamento dei laghi, rendendo la permanenza in quell’area impossibile per milioni di persone.
Soprattutto, il livello di concentrazioni di gas serra in atmosfera ha raggiunto livelli che da quando la specie umana esiste sulla terra (e ben prima, negli ultimi 800 mila anni) non erano mai stati osservati. Siamo entranti in una zona ad alto rischio e bisogna agire in fretta.
Purtroppo questo sto sta succedendo. Servono importanti investimenti. In ricerca, ma anche in infrastrutture, impianti, trasporti, edifici… per aumentarne l’efficienza energetica, per accelerare il processo di elettrificazione e per produrre tutta l’elettricità necessaria con energie rinnovabili o con il nucleare.
Le stime più recenti collocano il fabbisogno complessivo di investimenti (che non sono costi!) intorno al miliardo e mezzo di dollari all’anno. Che sembra una cifra enorme, ma è quello che viene speso ogni anno in infrastrutture energetiche. Le stime sono cresciute negli ultimi anni, divenendo più accurate e includendo quanto necessario al cambiamento in tutti i settori, non solo nella produzione di energia e nell’industria.
La buona notizia è che una parte di questa somma si sta già spostando dalle fonti fossili alle rinnovabili. Circa 500 milioni di dollari all’anno. Spesi per il 93% in riduzione delle emissioni, ovvero in efficienza energetica e in rinnovabili. E per il 7% soltanto in adattamento. Questi 500 miliardi di dollari si concentrano per ora per lo più in impianti di produzione di energia elettrica con rinnovabili. Come mai? Non per senso di responsabilità social o ambientale, ma perché conviene. Perché è diventato più conveniente produrre energia con rinnovabili piuttosto che con combustibili fossili.
Ecco qui il ruolo cruciale del progresso tecnico, che facendo crollare i costi degli impianti fotovoltaici, 20 volte in 20 anni, e di tante altre tecnologie verdi, ha reso profittevoli gli investimenti in riduzione delle emissioni. Ed è così per molte altre tecnologie fondamentali per ridurre i consumi di energia fossile. Dalle lampadine a LED, alle batterie, agli impianti eolici. Il prezzo è crollato, rendendo convenienti questi investimenti.
Ma nonostante la forte crescita degli investimenti, il gap finanziario rimane importante: da dove possono venire le risorse mancanti?
Certamente continuando a spostare investimenti da combustibili fossili a rinnovabili, ma anche da 4 altre nuove strade:
Tutte strade che non appesantiscono i deficit di bilancio dei paesi indebitati, perché possono essere percorse mantenendo invariati i saldi di bilancio.
E i benefici non sono solo ambientali. La transizione ad una economia a zero contenuto di carbonio è anche uno stimolo alla crescita, al rilancio di molti settori produttivi, alla creazione di nuovi lavori, all’aumento dell’occupazione. Produce inoltre molti benefici indiretti, sulla salute umana, sulla sicurezza energetica….
Tutti questi temi sono raccontati, in modo che spero accessibile, in questo video. Buona visione!
[Image by Andreas Gucklhorn on Unsplash]



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