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“Sull’astronave Terra i passeggeri sono collocati in “classi” molto, troppo diverse e stanno aumentando di numero. Tutti vogliono avere più energia. In tanti hanno un bisogno effettivo, per una reale necessità di sviluppo delle loro nazioni povere e tecnologicamente meno avanzate. Altri, invece, nei paesi più ricchi e progrediti, per sostenere e, se possibile, aumentare ancora lo spreco al quale sono abituati fin dalla nascita: un americano consuma in media come 2 europei, 10 cinesi, 15 indiani e 30 africani.” A. Segrè, M. Vittuari. Il libro verde dello spreco in Italia: l’energia (2013).
La crescita della popolazione e il benessere economico sono tra i principali fattori che contribuiscono all’aumento delle emissioni di gas ad effetto serra. Una popolazione in crescita richiede una sempre maggior quantità di energia per soddisfare i propri bisogni, così come la crescita economica porta una società ad aumentare i propri consumi, e con essi l’energia utilizzata per produrre i beni. L’attuale mix energetico mondiale, dominato dai combustibili fossili, rende chiara l’emergenza climatica che si collega al previsto aumento della domanda di energia nei decenni a venire. Secondo il World Energy Outlook, entro il 2035 la domanda globale di energia aumenterà di un terzo rispetto ad oggi.
Ma quanta di questa energia svolge effettivamente la sua funzione nella soddisfazione di bisogni e quanta viene invece persa o sprecata?
E’ a questa domanda che Andrea Segrè, direttore del dipartimento di scienze e tecnologie agroalimentari dell’Università di Bologna, vuole rispondere ne “Il libro verde dello spreco in Italia: l’energia“, presentato lo scorso 19 febbraio all’ICCG. Si tratta del terzo volume di una trilogia che affronta il tema dello spreco nel nostro Paese e nel mondo da diversi punti di vista, preceduto da “Il libro nero dello spreco in Italia: il cibo” (2010) e “Il libro blu dello spreco in Italia: l’acqua” (2012).
C’è una differenza tra perdita e spreco, spiega Segrè nel suo lavoro sul settore agroalimentare. La perdita è a monte del sistema produttivo e coinvolge le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione dei beni. Lo spreco si verifica invece a valle, nella fase di consumo, ed è rappresentato da quei prodotti che, non avendo più un valore commerciale, sono eliminati sebbene ancora consumabili.
L’incidenza dello spreco aumenta al crescere del reddito dei Paesi considerati: lo spreco caratterizza i Paesi sviluppati, dove il consumatore si può permettere di acquistare generi alimentari in eccedenza non solo rispetto al bisogno, ma anche alla capacità di consumo.
I costi economici dei prodotti invenduti o non consumati sono rilevanti. Data la grossa incidenza delle responsabilità dei consumatori, la prevenzione, attraverso l’informazione, è una ricetta che può davvero essere efficace ed efficiente.
Ai costi economici si sommano i costi ambientali, che comprendono non solo l’energia e i materiali necessari alla produzione dei prodotti, ma anche lo smaltimento di un prodotto che non ha nemmeno svolto il suo compito. A livello globale, Segrè calcola che gli sprechi alimentari corrispondano a circa un terzo della riduzione di emissioni di gas serra prevista dal Protocollo di Kyoto.
E’ da questi e altri studi che nasce Last Minute Market, uno spin-off dell’Università di Bologna di cui Segrè è presidente, che opera sul territorio nazionale sviluppando progetti territoriali volti al recupero dei beni invenduti o non commercializzabili a favore di enti caritativi.
Last Minute Market permette l’incontro diretto tra la domanda (degli enti caritativi) e l’offerta (i beni invenduti dalla Grande Distribuzione Organizzata) e si occupa della messa in sicurezza di tutte le fasi del sistema. Le imprese hanno così l’occasione di gestire i prodotti invenduti in maniera innovativa e attivare un’azione concreta di Responsabilità Sociale di Impresa che offre diversi benefici all’azienda, oltre al miglioramento dell’immagine: dalla riduzione della quantità di rifiuti prodotta, e quindi dei relativi costi di smaltimento, al costante monitoraggio dei prodotti invenduti, e quindi alla diminuzione progressiva delle eccedenze. Le Istituzioni, dal canto loro, vedono diminuire il flusso di rifiuti da gestire e ottengono maggiori risorse per l’assistenza alle fasce più deboli della popolazione.
Segrè è inoltre coordinatore della task force istituita dal precedente Ministero dell’Ambiente per la definizione di un Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare (Pinpas), che si inserisce nell’ambito del Piano Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti. La prima Giornata di prevenzione dello spreco alimentare, organizzata il 5 febbraio 2014 a Roma, ha raccolto i contributi dei vari attori della catena agroalimentare per ridurre e prevenire i rifiuti in questo settore in Italia.
Guarda l’intervista con Andrea Segrè:



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