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Immaginiamo una mappa geografica. Immaginiamo un segnalino marrone posto in un punto della mappa (il punto di partenza) e un segnalino verde (il luogo di arrivo) posto in un punto differente. Il segnalino marrone rappresenta la brown economy, l’economia di oggi, per gran parte basata sull’utilizzo dei combustibili fossili e non più sostenibile per il pianeta e per noi stessi. Il segnalino verde rappresenta il punto cui è necessario arrivare, la green economy, un sistema economico in cui il benessere e l’equità sociale vengono migliorati, riducendo allo stesso tempo i rischi ambientali e gestendo meglio i limiti alle risorse naturali: un’economia a bassa intensità di carbonio, con alta efficienza nell’utilizzo delle risorse e socialmente inclusiva.
Come muovere verso il segnalino verde? Il percorso possibile non è univoco: ci sono moltissime combinazioni, dettate dalla scelta di strade diverse, di diverse velocità di crociera, di mezzi di trasporto differenti. Questo rende il percorso verso la green economy un cammino creativo, pieno di possibilità, di opportunità e di aggiustamenti possibili. Le condizioni economiche e sociali delle diverse realtà nazionali e le priorità di ciascuna rendono necessario l’adattamento della transizione al contesto in cui avviene: se talvolta può essere prioritario agire sullo sviluppo dei settori verdi (es. il settore delle energie rinnovabili), in altre occasioni la strategia migliore è quella di rinverdire i settori economici più sviluppati, o agire sul fronte dell’equità.
Allo stesso modo, anche la misura del benessere e della crescita non può seguire un unico indice, quello del Prodotto Interno Lordo (PIL), che misura il benessere di una nazione sulla base della crescita della produzione di beni e servizi, quando sappiamo che uno sviluppo sostenibile deve considerare anche altri parametri, in grado di meglio cogliere la sostenibilità ambientale e lo sviluppo sociale. Come si misura allora questa crescita verde?
“Moving Beyond GDP – Measuring inclusive green growth / Andare oltre il PIL – Misurare una crescita verde inclusiva” è stato il tema della Policy Session organizzata dalla Green Growth Knowledge Platform (GGKP) nell’ambito del 5th World Congress of Environmental and Resource Economists (WCERE), il più importante forum degli economisti dell’ambiente e delle risorse naturali, tenutosi a Istanbul (Turchia) dal 28 giugno al 2 luglio 2014. 1.100 economisti provenienti da tutto il mondo, riuniti per scambiare i risultati delle proprie ricerche, consapevoli del fatto che una buona economia non ignora il capitale naturale, ma lo inserisce a tutti gli effetti nei propri modelli di sviluppo. Il capitale naturale, composto dai diversi elementi che la natura ci offre come sostentamento e base della nostra società (il suolo, le materie prime, l’acqua, l’aria pulita, …) ha un valore economico: oggi non può più funzionare un modello di crescita che trascura tale consapevolezza ormai condivisa. Non può funzionare non solo dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista economico: la crescita non può trascurare i limiti imposti dall’ambiente e dalle risorse naturali esauribili. E per considerare tali limiti è necessario dare un prezzo al capitale naturale, correggendo l’esternalità negativa che distorce i comportamenti dei mercati, illudendoci di poter utilizzare senza limiti i beni “gratuiti” della natura.
Marianne Fay (World Bank) ha presieduto la sessione che ha coinvolto, oltre a me, anche Edward Barbier (University of Wyoming), Geoffrey Heal (Columbia Business School) e Sheng Fulai (UNEP) per affrontare il tema della crescita verde e per discutere il ruolo degli indicatori di sostenibilità sia per accrescere l’efficacia della comunicazione, sia per aiutare i policymakers ad azioni concrete e verificabili. La crescita sostenibile è infatti il tema centrale di GGKP, network globale di 30 organizzazioni internazionali ed esperti nato due anni fa, e di cui faccio parte dell’ Advisory Committee. L’obiettivo del GGKP e’ duplice: da un lato affrontare i principali punti deboli della teoria (e della pratica) della crescita verde, promuovendo una ricerca coordinata; dall’altro, offrire ai decisori politici, attraverso i giusti canali, le informazioni necessarie a supportare una transizione verso un’economia green. La terza conferenza annuale GGKP, “Fiscal Policies and the Green Economy Transition: Generating Knowledge – Creating Impact”, che si terrà il 29-30 gennaio 2015 presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, sarà focalizzata sulle politiche fiscali: tasse ambientali, sussidi all’adozione di tecnologie pulite ed incentivi all’innovazione, assieme ad altri strumenti fiscali, possono svolgere un ruolo cruciale nella promozione di un’economia verde e nel limitare le esternalità ambientali.
Ma affinché il mondo della politica arrivi all’utilizzo di tali e altri strumenti, e il pubblico ne comprenda l’utilità, essi devono essere presentati nel modo corretto. “I numeri non ci aiutano solo a misurare, ma anche a comunicare le sfide che dobbiamo affrontare e il successo che abbiamo avuto”, scrive Amanda McKee (GGKP) nell’articolo web Measuring green growth at the WCERE. Ed in questo senso il GGKP sta promuovendo un nuovo studio per fare il punto della conoscenza proprio sulla definizione di un sistema statistico che vada “oltre il PIL” e aiuti i decisori a prendere decisioni tenendo conto di una realtà che e’ molto più articolata e di cui il PIL non e’ nemmeno la variabile più importante. Tra gli studi vagliati dal GGKP ce n’e’ anche uno italiano, realizzato dalla Fondazione Eni Enrico Mattei che, attraverso un modello dell’economia mondiale perviene al FEEM SI (Sustainability Index), un indice aggregato in continua evoluzione che comprende 23 indicatori relativi alle dimensioni sociale, ambientale ed economica e che fornisce proiezioni sulle performance di sostenibilità al 2030 a livello nazionale e sovranazionale. Un utile strumento a disposizione della policy che consente analisi di scenario in previsione degli effetti che le diverse politiche potrebbero avere sulla sostenibilità.
Figura 1 – L’albero del FEEM Sustainability Index. Fonte: http://www.feemsi.org/ Maggiori informazioni:



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