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I cereali rappresentano la principale fonte di calorie per la maggior parte della popolazione, pur essendoci notevoli differenze nelle diete regionali dovute a fattori sociali, economici e ambientali. I Paesi in via di sviluppo, ad esempio, dipendono in misura maggiore dal consumo diretto dei cereali rispetto ai Paesi sviluppati, dove si concentra invece il consumo indiretto (mangimi per animali, industrie alimentari). Cambiamenti nelle temperature e nelle precipitazioni dovuti ai cambiamenti climatici avranno impatti diversi sulle differenti famiglie di cereali, con conseguenti implicazioni sulla sicurezza alimentare.
Di questo si è parlato giovedì 13 febbraio alla sede di Roma della FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), dove l’International Center for Climate Governance ha presentato i risultati preliminari della ricerca “Are Cereals Globally in Trouble? – I cereali sono in pericolo a livello globale?”.
Lo studio è stato condotto nell’ambito del progetto DYNAMIC, che propone un quadro innovativo per valutare le conseguenze economiche degli impatti dei cambiamenti climatici e le relative misure di adattamento. “Combinando dati climatici storici e futuri con l’analisi statistica, in questo progetto abbiamo stimato la risposta della produttività dei principali cereali – mais, riso, grano e sorgo – alle variazioni storiche delle temperature e delle precipitazioni su scala globale, differenziando la risposta tra regioni tropicali e regioni temperate, e tra zone irrigate e non irrigate” , ha spiegato Enrica De Cian, ricercatrice della Fondazione Eni Enrico Mattei e vincitrice di una Marie Curie Fellowship proprio per studiare questi temi. Il progetto ha prodotto un database che raccoglie gli effetti dei cambiamenti climatici sulla produttività dei quattro cereali in due scenari climatici a basso ed elevato riscaldamento del clima al 2020, 2030, 3040 e 2050 per 163 Paesi. La ricerca sta inoltre sviluppando un modello economico per analizzare le conseguenze di tali cambi di produttività sulla domanda finale di cereali, sul commercio internazionale, e sulla domanda di acqua per l’irrigazione.
La ricerca suggerisce che, a causa dei cambiamenti climatici, i cereali potrebbero davvero essere in pericolo: l’ammontare totale di calorie prodotte dai principali produttori, tra i quali Cina, Stati Uniti e India, diminuirà. Cambiamenti nella temperatura e nella distribuzione delle precipitazioni avranno nel lungo termine l’effetto di ridurre la produttività dei cereali, specialmente nelle zone non irrigate subtropicali e tropicali.
L’irrigazione, come strategia di adattamento, potrà in una certa misura limitare la perdita di produttività legata all’aumento delle temperature, ma non potrà ovviamente essere una strategia efficace nei casi di eventi estremi legati a precipitazioni intense. Inoltre, l’efficacia di tale strumento sarà condizionata dal clima stesso: l’andamento delle precipitazioni future potrà infatti aggravare gli impatti nelle regioni che dipendono in forte misura dalle irrigazioni.
Come dimostrano questa e altre ricerche, gli impatti dei cambiamenti climatici sulle nostre vite passano inevitabilmente anche dall’alimentazione, coinvolgendo il tema della sicurezza alimentare. L’urgenza del problema e il forte collegamento tra questi elementi rendono fondamentale la creazione di sinergie tra organizzazioni che si occupano di studi sul clima, come l’ICCG, e organizzazioni che, come la FAO, hanno nel cuore della propria mission l’obiettivo di garantire a tutti nel mondo un adeguato accesso ad un cibo di sufficiente qualità per poter condurre vite sane. Solo creando ponti, condividendo conoscenze e divulgandole si può innescare un cambiamento radicale come quello che è richiesto oggi per affrontare la sfida del clima. E’ in quest’ottica che ICCG ha organizzato in collaborazione con la FAO una selezione dei migliori cortometraggi presentati all’ultima edizione del concorso internazionale del Think Forward Film Festival (TFFF), il festival cinematografico sui cambiamenti climatici e le energie rinnovabili firmato ICCG. Il 13 febbraio è stata quindi per la FAO una giornata dedicata ai cambiamenti climatici anche da un punto di vista divulgativo ed emozionale, attraverso il linguaggio cinematografico.
Tra gli altri, segnaliamo After the rain (Climate Testimonials), un documentario realizzato da un regista macedone che dà voce a quattro donne: grandi lavoratrici, raccontano in prima persona la fatica e la determinazione con cui lottano ogni giorno per superare le difficoltà e le incertezze che i cambiamenti climatici impongono al lavoro agricolo. Queste donne osservano il cambiamento, ne pagano le conseguenze, si pongono domande e cercano risposte. Quelle risposte che la ricerca scientifica, passo dopo passo, cerca di dare.



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Sono lieto che si parli anche di questo tema. Si guarda troppo spesso con superficialità al tema dell’alimentazione, quasi fosse scontata l’esistenza di una soluzione al problema alimentare globale. Fa male leggere spessp analisi inadeguate che sostengono tesi inconsistenti. Segnalo, anche per i vostri lettori, l’esistenza invece di iniziative di grande rilevanza, come quella di introdurre massicciamente il perennialismo nella produzione di commodities agricole. I grani perenni saranno presto una realtà concreta su cui investire per una vera sostenibilità alimentare. Grazie e buon lavoro