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Fonte: Freefoto.com
Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha presentato il 10 giugno 2013 un’iniziativa di pianificazione urbana del valore di 19,5 miliardi dollari, sulla scia delle distruzioni provocate dall’uragano Sandy, che colpì la città il 29 ottobre 2012. Il piano è impressionante in ogni direzione: 19,5 miliardi di dollari da investire nei prossimi 10 anni, 400 pagine di analisi, progetti e raccomandazioni su come ricostruire e sviluppare la città.
Al di là di queste grandi cifre, legate agli ingenti danni causati da Sandy nella zona di New York City, che hanno compreso la morte di 43 abitanti e la distruzione di 800 abitazioni, è l’assunto di base del piano ad essere degno di nota. Il piano mira infatti a trasformare la sfida della ricostruzione (e i finanziamenti disponibili) in un’opportunità per rendere la città in grado di resistere meglio a tempeste simili in futuro, e lo fa tenendo conto allo stesso tempo dei rischi di altri estremi climatici attesi, come la siccità e le ondate di calore urbane. Bloomberg ha sfruttato la tempistica dell’uragano, che ha sollevato la consapevolezza dei crescenti rischi derivanti da tempeste e inondazioni, trasformando i piani per la ricostruzione in un progetto per rendere la città più resiliente ai cambiamenti climatici. Un progetto così ambizioso, che avrebbe potuto apparire meno accettabile in un altro periodo per i suoi costi ingenti, è invece più facile da accettare in questo frangente, in cui viene confrontato ai costi del recente uragano ed arricchito dalla consapevolezza che il suo contributo sarà prezioso per ridurre i costi dei danni derivanti da futuri eventi estremi.
La raccomandazione e i progetti presentati vanno quindi ben al di là di un semplice piano di ricostruzione, mirando a rendere la città di New York “resiliente” a diversi tipi di impatti climatici. Sono comprese misure di protezione delle case, delle imprese e delle infrastrutture da impatti come inondazioni costiere e dell’entroterra (sperimentate durante tempeste come Sandy), ma anche da ondate di calore e dal futuro innalzamento del livello del mare. Tuttavia, non tutte le misure proposte sono completamente inedite: il nuovo piano propone di attuare misure già concepite nell’ambito del piano di lungo termine per la sostenibilità e la resilienza climatica, la PlaNYC 2030: un piano di sviluppo presentato nel 2007 che mira a preparare “la città per un milione di nuovi residenti, rafforzare (l’)economia, combattere i cambiamenti climatici e migliorare la qualità di vita di tutti i newyorkesi “[1]. Il rapporto si basa in effetti su quasi 10 anni di pianificazione e di lavoro coordinato e sulle attività di un comitato scientifico che fornisce consulenza continua sugli impatti attesi dei cambiamenti climatici.
Il processo di ricostruzione per la città di New York mirerà dunque ad aumentare la protezione per le zone costiere più esposte della città utilizzando sia elementi naturali, come dune e ampliamenti di spiagge ed aree umide, che infrastrutture artificiali, come dighe e argini contro le inondazioni. Il piano prevede inoltre incentivi per migliorare la resistenza degli edifici privati alle inondazioni e prevede un processo di verifica per rendere tutte le infrastrutture pubbliche e private resilienti agli impatti dei cambiamenti climatici. La ricostruzione di abitazioni private deve rispondere alle forti esigenze in termini di resilienza alle inondazioni utilizzando altezze, tecniche e materiali da costruzione adeguati, specialmente in quelle aree che sono potenzialmente soggette ad alluvioni. Infrastrutture e servizi vitali saranno rafforzati al fine di garantire il loro funzionamento al verificarsi di qualsiasi tipo di rischio naturale, come inondazioni, ondate di calore o siccità.
Sandy è stata una delle tempeste più devastanti degli ultimi anni, ma è ben lungi dall’essere l’unica. Per fare solo un esempio recente ed europeo, nel giugno del 2013, come già nell’agosto del 2002, gran parte della Germania orientale è stata allagata, con decine di migliaia di persone evacuate dalle loro case (nel 2013 più di 20.000 solo nella città di Magdeburgo).
Bloomberg è stato in grado di “pensare in grande”, non solo perché è a capo di una delle più importanti città del mondo, per le quali i programmi di ricostruzione prevedono ingenti risorse finanziarie, ma anche perché la sua città aveva già iniziato a realizzare piani per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Il sindaco di New York sta guidando la C40 Cities Climate Leadership Group, la più importante iniziativa che mette in rete le principali aree urbane per la realizzazione di politiche che promuovano allo stesso tempo la mitigazione dei cambiamenti climatici e strategie di adattamento. Diversi sindaci si possono infatti ritrovare in situazioni simili a quella che il sindaco di New York ha dovuto affrontare lo scorso anno: dover gestire la ricostruzione post alluvione e dover scegliere come utilizzare al meglio le opportunità create dai finanziamenti disponibili e dalla maggiore consapevolezza dei danni che possono essere potenzialmente causati dagli impatti dei cambiamenti climatici. La vera sfida è quella di essere in grado di utilizzare questa opportunità in un modo che permetta di migliorare le città e la loro capacità di far fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici: avere sulla scrivania un piano pronto per rimodellare la città a questi scopi aiuta certamente molto nel farlo.
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