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Da una parte ci sono i numeri, i dati, le formule. I modelli, gli scenari, i fatti. Dall’altra parte il mondo dei media, filo diretto con i cittadini, potente strumento per raggiungere i più. Due mondi che spesso faticano a parlarsi, vuoi per la difficoltà di semplificare concetti complessi, vuoi per lo scarso appealing dei contenuti scientifici che, nella gara per l’audience, difficilmente riescono ad emergere.
A Venezia, alla Seconda Conferenza Annuale della Società Italiana per le Scienze del Clima (29-30 settembre 2014), ricerca e mondo dei media si sono incontrati in una sessione speciale per discutere di come l’immensa quantità di dati e ricerche prodotti dalla scienza del clima possa essere messa a disposizione della società.
“I binari dell’informazione sul clima sono due” ha ricordato Loris Mazzetti, giornalista e responsabile Rai per la trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, rivolgendosi al centinaio di ricercatori partecipanti alla conferenza, afferenti a diversi ambiti disciplinari, ma accomunati dall’oggetto dei loro studi: il clima che cambia. “Il primo binario da seguire è quello di semplificare l’informazione per raggiungere i cittadini, il secondo è quello di rivolgersi ai decisori politici”. Se l’informazione senza contenuto è vuota, il contenuto che non raggiunge il destinatario rimane fine a se stesso. Ed e’ quando il contenuto della ricerca raggiunge efficacemente i decisori che si può davvero fare la differenza e cambiare le cose, attraverso l’adozione di politiche che incentivino nel concreto azioni a favore del controllo del cambiamento climatico.
Il clima sta cambiando e la ricerca spiega che continuerà a cambiare, portando con sé impatti sull’ ambiente, sulla società, sull’ economia e sulle nostre vite. Per raggiungere i non esperti di clima con questa consapevolezza e motivare comportamenti atti ad indurre un cambiamento di rotta è necessario che l’informazione abbia solide basi scientifiche, ma che allo stesso tempo venga selezionata e semplificata, ha raccomandato agli scienziati Luca Mercalli. Lui, figura al confine tra lo scienziato (è climatologo e presidente della Società Meteorologica Italiana) e l’uomo di spettacolo (diventato famoso perché parte del cast del programma Rai3 “Che tempo che fa”), riesce a combinare questi aspetti nella divulgazione di maggior successo sul tema dei cambiamenti climatici che negli ultimi anni sia riuscita a raggiunge i cittadini italiani.
Con Fabio Viola di DigitalFun si è parlato di videogiochi e del loro potere educativo, quando applicati al tema ambientale e studiati con l’obiettivo di sensibilizzare a problemi importanti attraverso il rinforzo immediato di comportamenti positivi e buone pratiche. Valerio Gualerzi, redattore di “Repubblica” online, ha messo l’accento sulla necessità di passare al pubblico informazioni concrete, localizzate nel tempo e nello spazio.
Nella sessione “Caccia al tesoro nella miniera dei dati. Innovazione, conoscenza e comunicazione del clima” anche i ricercatori si sono dati da fare, presentando gli strumenti più innovativi nati dalla ricerca per la rappresentazione dei dati climatici. Climate Policy Observer, il nuovo sito web dell’International Center for Climate Governance, racconta l’attualità internazionale sulle politiche del clima e dell’energia; Lancelot, prodotto del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, rappresenta in mappe dinamiche e interattive la geografia dei cambiamenti climatici presenti e futuri; il simulatore del modello WITCH, realizzato dai ricercatori della Fondazione Eni Enrico Mattei, racconta (o meglio, visualizza) i futuri possibili scenari climatici sulla base delle scelte politiche di oggi.
Un dialogo, quello sulla divulgazione, che ha fatto da cornice ad una due giorni di sessioni scientifiche dedicate ad analizzare risultati e prospettive della ricerca sul clima in tutte le sue dimensioni multidisciplinari. 130 persone, tra scienziati, imprenditori, decisori politici, giornalisti, riunite alla conferenza della Società Italiana per le Scienze del Clima, intitolata “Cambiamenti climatici: scenari, impatti e politiche” e ospitata nei locali dell’Università Ca’ Foscari a Venezia.
E’ stato Thomas Stocker, presidente del primo gruppo di lavoro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), ad introdurre la conferenza con la lecture “Climate Change: Too late for 2°C?”. “Non è troppo tardi per mantenere la crescita della temperatura del pianeta entro i due gradi a fine secolo, ma i tempi si stanno facendo molto stretti. Abbiamo perso tempo prezioso, abbiamo continuato a emettere gas serra a un ritmo senza precedenti”, ha affermato Stocker, mettendo in evidenza come la comunità scientifica internazionale abbia ormai raggiunto un pressoché unanime consenso sul fatto che il riscaldamento del sistema climatico sia inequivocabile, che l’influenza delle attività umane sul sistema climatico e’ indubitabile e che non si potranno limitare gli impatti dei cambiamenti climatici senza sostanziali riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra.
Mentre la scienza prosegue nella ricerca approfondita di cause e possibili soluzioni, la divulgazione deve farsi largo per portare il tema nelle agende dei media. L’esempio delle scorse settimane, in cui di clima si è parlato non poco grazie al grande evento mediatico del Climate Summit di New York, dovrebbe diventare la norma. Se non lo diventa oggi, quando siamo ancora in tempo per cambiare le cose, potrebbe diventarlo domani, ma allora sarà soprattutto per parlare di catastrofi e perdite di vite umane.



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