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Home » Argomenti » Cambiamento climatico » Tra impegni ambiziosi e realtà

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
Tra impegni ambiziosi e realtà

Data: 23 Marzo 2012  | Nessun commento

IMG_mazzaiSono sufficienti gli impegni presi nelle ultime negoziazioni internazionali sui cambiamenti climatici? La cattiva notizia è che la risposta è “no”. Questo post esamina gli obiettivi stabiliti per la riduzione dei gas ad effetto serra e il loro impatto su futuro andamento della temperatura globale.

 

I piani di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra annunciati prima a Copenaghen, poi a Cancun, sono sufficienti a ridurre significativamente le emissioni globali di gas serra e mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dell’obiettivo proposto di 2 °C?

Rispondere a questa domanda richiede sia informazioni sugli obiettivi stabiliti a seguito delle recenti negoziazioni internazionali, che sugli andamenti delle emissioni di gas serra necessari per limitare il riscaldamento globale. Confrontando questi due elementi, è possibile verificare l’efficacia degli impegni di Copenaghen sul ​​controllo dei cambiamenti climatici.

E’ abbastanza immediato valutare le traiettorie a breve termine delle emissioni compatibili con gli obiettivi di aumento della temperatura intorno a 2°C. Come abbiamo discusso in un recente articolo (Carraro e Massetti 2011), la quantità di gas serra in atmosfera – che governa in ultima analisi la temperatura media globale – è già molto vicina ad una soglia oltre la quale sarà estremamente difficile contenere un riscaldamento globale sotto i 2°C. Ciò che è richiesto per stare al di sotto dei 2°C è che le emissioni globali raggiungano un picco nei prossimi dieci anni e poi diminuiscano costantemente fino a diventare zero, o addirittura negative, grazie anche alla maggiore capacità di assorbimento di CO2, come dimostrano gli scenari sviluppati dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change – Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico).

 

Qual è l’effetto degli obiettivi nazionali sulle emissioni globali di gas ad effetto serra nel 2020?
La tabella 1 riassume le nostre informazioni sugli obiettivi di emissione che i Paesi più importanti hanno annunciato fino ad oggi.  Sebbene informali, gli impegni annunciati a Copenhagen, e poi a Cancun, sono molto rilevanti per comprendere e prevedere le future politiche climatiche. Abbiamo raccolto gli obiettivi nazionali dalla documentazione della seduta del 18 Dicembre della UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change – Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) e da una varietà di altre fonti. Li abbiamo poi resi omogenei per riflettere le variazioni delle emissioni rispetto al 1990.

Anziché annunciare obiettivi di emissione rispetto a un anno di riferimento specifico, alcuni Paesi hanno adottato un approccio più flessibile, proponendo di ridurre le emissioni al di sotto del livello che ci si aspetta raggiungerebbero se tale politica sul clima non venisse adottata. Tale scenario, senza alcuna politica di riduzione delle emissioni, è chiamato lo scenario “business-as-usual“.

Scenari di emissioni business-as-usual prodotti da modelli di valutazione integrata (IAM – Integrated Assessment Models) economia-energia-clima (un cavallo di battaglia per tutti gli economisti che studiano le politiche di mitigazione ottimali) sono un buon indicatore delle traiettorie delle emissioni plausibili a breve termine. Per comprendere il livello massimo di emissioni di questi Paesi usiamo lo scenario business-as-usual del modello IAM WITCH sviluppato presso la Fondazione Eni Enrico Mattei (si veda http://www.witchmodel.org per una descrizione del modello).

Cina e India, nel frattempo, hanno annunciato i loro obiettivi di intensità. Essi si sono impegnati a ridurre l’intensità di carbonio delle loro economie (ovvero il rapporto tra le emissioni di anidride carbonica e il PIL) rispettivamente del 45% e 20%-25%. Ma entrambi questi obiettivi sembrano essere non vincolanti, perché sia la Cina che l’India li dovrebbero raggiungere conseguentemente a miglioramenti autonomi di efficienza innescati da dinamiche tecnologiche e di prezzo di lungo termine più che da una politica specifica. Ad esempio, il modello WITCH, senza alcun obiettivo specifico di riduzione dell’intensità di carbonio, ne mostra già autonome riduzioni del 53% per la Cina e del 42% per l’India rispetto al 2005 (si veda Carraro e Tavoni, 2010). Questa conclusione è supportata dal World Energy Outlook 2010. I risultati sono chiari:

• In aggregato, gli impegni di riduzione delle emissioni, se confermati dai paesi che li hanno adottati, comporterebbero un aumento del 28% delle emissioni globali al di sopra dei livelli del 1990.

• Rispetto allo scenario business-as-usual, le emissioni globali dei paesi che hanno annunciato impegni di riduzione dimunuirebbero del 21%.

• Se i rimanenti paesi continuassero su un percorso business-as-usual, le emissioni globali aumenterebbero fino a circa 48 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio equivalente (GT CO2-eq) entro il 2020. Questo rappresenterebbe un aumento del 29% rispetto al 1990, un aumento del 5% rispetto al 2005 e una riduzione del 16% rispetto al business-as-usual.

Tabella 1. Gli impegni di riduzione delle emissioni

 

Le riduzioni delle emissioni annunciate sono sufficienti per controllare il riscaldamento globale?

Il consenso scientifico afferma che un importante cambiamento del clima non può essere evitato a meno che non si limiti l’innalzamento della temperatura media della Terra a 2,0-2,4 °C. In particolare, l’obiettivo è quello di mantenere, entro il 2100, la temperatura media a non più di 2,0-2,4 °C al di sopra del livello pre-industriale.

Gli scenari di stabilizzazione presentati nella quarta relazione di valutazione dell’IPCC dimostrano che questo richiederà che:

a)      il picco delle emissioni di CO2 si verifichi prima del 2015;

b)      a partire dal 2020, si realizzi una diminuzione del 5-10% circa;

c)      in seguito, si manifesti una continua progressiva riduzione.

Se invece il picco di emissioni si verificasse entro il 2020, l’aumento di temperatura sarebbe di 2,4-2,8 °C (IPCC 2007).

Le riduzioni di emissioni fino ad ora annunciate sono chiaramente insufficienti per mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 °C, sebbene siano notevoli se confrontate con lo scenario business-as-usual. Ciò che ad un primo sguardo sembrava una buona notizia – le dichiarazioni di riduzione delle emissioni – risulta dunque essere una cattiva notizia. Le dichiarazioni non sono coerenti con l’obiettivo dei 2 °C di aumento della temperatura.

 

Riferimenti

  • Carraro C. and E. Massetti (2011), “Beyond Copenhagen: A Realistic Climate Policy in a Fragmented World”, Climatic Change, Vol. 110, Issue 3 (2012), pp. 523-542. http://www.springerlink.com/content/u31316uv01277086/
  • Carraro C. and E. Massetti (eds.) (2011), Reconciling Domestic Needs and Global Climate Policy: Challenges and Opportunities for China and India, published as a special issue of International Environmental Agreements. http://www.springerlink.com/content/c1674553m54225t6/
  • Carraro C., Massetti E. (2010), ‘Two good news from Copenhagen?’, Vox, January 2010. http://www.voxeu.org/index.php?q=node/4490
  • Carraro C., Tavoni M. (2010), ‘Looking ahead from Copenhagen: how challenging is the Chinese carbon intensity target?’, Vox, January 2010. http://www.voxeu.org/index.php?q=node/4449
  • Bosello, Francesco, Carlo Carraro and Enrica De Cian (2009), “An Analysis of Adaptation as a Response to Climate Change”, University of Venice, Working Papers of the Department of Economics, No. 2 6 /WP/2009, September
  • Doniger, David (2009), “The Copenhagen Accord: A Big Step Forward”, NRDC Climate Center, 21 December
  • IPCC, Chapter 3 Table 3.10 (2007) “Climate Change 2007: Mitigation. Contribution of Working Group III to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change” Bert Metz, Ogunlade Davidson, Peter Bosch, Rutu Dave, Leo Meyer, Cambridge University Press
  • Stavins, Robert (2009), “What Hath Copenhagen Wrought? A Preliminary Assessment of the Copenhagen Accord”, Harvard Belfer Center for Science and International Affairs, 20 December.

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