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Home » Argomenti » Cambiamento climatico » Da Rio a Rio + 20

Articolo stampato dal sito https://carlocarraro.org
Da Rio a Rio + 20

Tags: Rio + 20, sviluppo sostenibile  |   Data: 19 Giugno 2012  | Nessun commento
Foto: Rio de Janeiro

Foto: Wilson Beckett, Uk, 2011

Conosciuta come “Summit della Terra”, la Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development) tenutasi nel 1992 a Rio De Janeiro fu il culmine di un processo iniziato con i primi trattati internazionali sull’ambiente e maturato con le nuove consapevolezze emerse negli anni ottanta, prime tra tutte il problema del buco nella fascia dell’ozono.

 

La Conferenza di Rio fu il punto di partenza dell’era dei negoziati sul clima e portò all’adozione, nel 1992, della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC, United Nations Framework Convention on Climate Change). Entrata in vigore due anni dopo e firmata, ad oggi, da 195 Paesi, la Convenzione stabilì obiettivi e principi, rimandando ad ulteriori strumenti l’adozione di impegni supplementari che definissero il ruolo di ciascun Paese e fossero allineati alle scoperte scientifiche che nel tempo si affinavano. Con l’obiettivo di “stabilizzare le concentrazioni dei gas serra nell’atmosfera ad un livello tale da prevenire interferenze rilevanti di carattere antropogenico con il sistema clima”, introduceva il principio delle “responsabilità comuni, ma differenziate”, attribuendo ai Paesi industrializzati e in via di transizione l’obiettivo di riportare le loro emissioni ai livelli del 1990 e sollevando i Paesi in via di sviluppo da impegni precisi al fine di evitare interferenze con il loro sviluppo economico.

 

La UNFCCC aveva a sua disposizione l’eccellenza degli studi sul clima forniti dal primo Assessment Report dell’IPCC, il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change). L’IPCC era nato nel 1988 dalla necessità dei decisori di avere un supporto scientifico affidabile, basato sull’analisi da parte dei più autorevoli esperti sul clima della letteratura esistente a livello globale, e divenne nella sua relazione con l’UNFCCC il punto di incontro tra scienza e sfera decisionale politica.

 

La strada verso l’applicazione dei principi stabiliti dall’UNFCCC iniziò nel 1995 a Berlino in occasione della prima COP (Conferenza delle Parti firmatarie della convenzione) che pose le basi, insieme alla COP 2 di Ginevra e sulla base del Second Assessment Report dell’IPCC, del Protocollo di Kyoto, istituito nel 1997 in occasione della COP 3.

 

Nel rispetto del principio di responsabilità comuni ma differenziate stabilito dalla Convenzione, con il Protocollo di Kyoto si definirono degli obiettivi specifici e giuridicamente vincolanti di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra per ciascuno dei Paesi dell’Annex I (industrializzati e in transizione), al fine di raggiungere entro il 2012 la riduzione complessiva delle loro emissioni del 5% rispetto ai livelli del 1990. La mancata ratifica del protocollo di Kyoto da parte degli Stati Uniti e il passo indietro del Canada e di altri paesi hanno indebolito, oltre allo strumento in sé, anche il sistema di negoziazioni internazionali dedicato alla definizione di un’azione futura che non può essere davvero efficace se non è globale.

 

Molti elementi aumentano l’urgenza di nuove azioni concrete: l’evoluzione della ricerca, che con più precisione è in grado di stimare l’evoluzione del clima e i suoi impatti sui nostri ecosistemi e sistemi socio-economici; l’aggravarsi degli impatti ambientali di origine antropogenica; la sempre più matura coscienza collettiva; il veloce sviluppo economico di alcuni Paesi che, come Cina e India, contribuiscono all’aumento delle emissioni in maniera sempre maggiore.

 

La delusione delle aspettative riposte nella COP15 di Copenaghen del 2009, delineate dal Bali Action Plan del 2007 e alimentate dal sistema mediatico, si è tradotta nel cosiddetto “stallo dei negoziati”, ma la fiducia è stata recuperata almeno in parte con le successive e recenti COP16 di Cancun e COP17 di Durban. Quest’ultima, in particolare, ha portato all’approvazione di un secondo periodo di impegni nell’ambito del protocollo di Kyoto, fino al 2017 o al 2020, e all’istituzione della Durban Platform, una piattaforma negoziale che definisca un nuovo strumento applicabile a tutte le parti entro il 2015. Con Durban si è affermata la volontà di collaborare ad una soluzione che, nel lungo termine, corresponsabilizzi tutti gli attori della scena internazionale, unica traiettoria percorribile per affrontare un problema che non ha confini nazionali.

 

Domani, a segnare il ventesimo compleanno dell’Earth Summit e il decimo del World Summit on Sustainable Develpment di Johannesburg, verrà inaugurata la conferenza “Rio+20”, un’opportunità per assicurare nuovi impegni per lo sviluppo sostenibile attraverso la valutazione dei progressi fatti fino ad oggi e delle rimanenti lacune, e per affrontare nuovi cambiamenti economici e sociali su scala globale.

 

I due temi a guidare la conferenza, intitolata “The future we want”, saranno la green economy nel contesto dell’eradicazione della povertà e la governance dello sviluppo sostenibile: l’accento della conferenza, sarà sullo sviluppo economico sostenibile, e quindi a tutto campo, non solo sulla questione dei cambiamenti climatici.

 

I risultati della conferenza sono tutti da vedere. L’auspicio è che il principio delle “responsabilità comuni ma differenziate” stabilito dall’UNCED e ripreso in più parti dello zero draft di Rio + 20 si applichi in ottica collaborativa per garantire uno sviluppo economico globale che soddisfi “i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri“[1].

 


[1] Definizione di sviluppo sostenibile da WCED (World Commission on Environment and Development), Our Common Future, 1987

————————————————————————-

Il testo di questo post è una semplificazione per il web dell’articolo: C. Carraro, “Rio + 20. Vent’anni dopo. Un nuovo inizio?”, in Equilibri 2012.01 – Rio + 20


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